Economia

La blockchain nel biologico: standard comuni per la tracciabilità

Milano, 17 gen. (askanews) - Quando parliamo di biologico ci riferiamo ad alimenti prodotti senza l'uso di sostanze chimiche, come diserbanti o pesticidi, e di organismi geneticamente modificati. Ma il biologico visto con l'occhio di un produttore è anche una certificazione di processo, che quell'alimento sia stato allevato o coltivato secondo uno standard. Oggi questo processo sta andando incontro a un'evoluzione tecnologica grazie alla blockchain, un'infrastruttura digitale per la gestione diffusa dei dati in grado di garantire tracciabilità e trasparenza, valori fondamentali per il comparto del bio. Ma perchè questo sia un reale vantaggio per tutti gli stakeholder, consumatori inclusi, occorre utilizzare standard comuni. Ne abbiamo parlato con Massimo Bolchini, standard development director GS1 Italy, a Marca, la fiera dedicata alla marca del distributore a Bologna:

"Vediamo la blockchain, con tutti i valori aggiunti dell'integrità del dato e della validazione della transazione, come un trasportatore di informazioni. Pensando all'agroalimentare pensiamo a un mondo molto aperto - ha spiegato Bolchini -Immaginare un mondo fatto di tante blockchain che fra di loro non si parlano perchè hanno standard, formati di dati proprietari vuol dire vanificare tutto il potenziale che c'è".

Utilizzare standard comuni significa consentire l'interoperabilità, condizione per competere in un mercato globale, sfruttando a pieno le potenzialità della blockchain. "Nel momento in cui questi dati devono essere compresi e utilizzati, se l'utilizzatore si trova davanti a mille formati diversi - prosegue - deve fare uno sforzo immane e il rischio è che non vada più ad accedere a quelle informazioni. Il concetto è quello universale, di parlare un linguaggio unico globale per cui chi parla e chi ascolta sia in grado di apprendere allo stesso modo e interpretare quei dati correttamente".

In questo contesto, con consumatori sempre più assetati di informazioni, Gs1 ha sviluppato un'evoluzione del suo codice a barre, già considerato tra le 50 cose che hanno globalizzato l'economia. Parliamo del digital link, nei fatti un nuovo standard per codici a barre che consente l'accesso a contenuti online:

"Questo digital link ha la possibilità di contenere più informazioni non solo il codice - afferma - e quindi può consentire alle applicazioni di estrarre queste informazioni per darle in pasto a una elaborazione che dia risultati per il consumatore. Dato che nel digital link si possono inserire il lotto di produzione e il numero di serie questi sono due elementi che si possono utilizzare per andare a recuperare in rete la storia, la vita del prodotto e questo può essere fatto attraverso un telefonino che è in grado di leggere un QR-code e una applicazione che è in grado di interpretare quelle informazioni".

Uno strumento come il digital link può essere una risposta efficace alle richieste di informazioni e trasparenza di chi consuma biologico. Proprio il biologico nell'ultimo anno è andato incontro ad una fase di ridimensionamento delle vendite. Dai dati raccolti dall'Osservatorio Immagino di Gs1 Italy e Nielsen che verranno presentati nella sesta edizione del suo rapporto emerge sempre una crescita del 2,9% delle vendite, per un valore di oltre un miliardo di euro, che appare tuttavia ridimensionata rispetto al +12,4% del 2018 e +14,2% del 2017 per effetto di una razionalizzazione della domanda. Con una distribuzione geografica delle vendite che vede l'area dalla Liguria, passando per Toscana, Emilia-Romagna fino alle Marche e risalendo attraverso il Veneto in Friuli-Venezia Giulia, come la "patria" del biologico mentre vede Sicilia Campania e Calabria nella posizione di fanalino di coda.

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