Economia
Italia e Stati Uniti, ipotesi di una camera di commercio transatlantica
Milano, 2 ott. (askanews) - Un'organizzazione unica, presente sia in Italia sia negli Stati Uniti, per offrire alle imprese strumenti più efficaci a sostegno degli scambi commerciali e degli investimenti. È l'ipotesi rilanciata da Simone Crolla, Consigliere Delegato dell'American Chamber of Commerce in Italy, durante l'incontro "Navigating U.S.-Italy Commercial Policies", promosso dall'AmCham nella sede milanese di Deloitte. "Da diverso tempo c'è l'idea di unirci con la Camera di Commercio Italiana negli Stati Uniti e, in qualche misura, fonderci per creare al servizio degli imprenditori, del commercio e degli investimenti italiani una Camera davvero transatlantica". Secondo Crolla, una struttura comune consentirebbe di superare la frammentazione delle iniziative e di valorizzare meglio le opportunità nei settori del commercio e degli investimenti. L'obiettivo sarebbe costruire un organismo coordinato, attivo su entrambe le sponde dell'Atlantico, ma capace di mantenere un rapporto diretto con i rispettivi territori. Federico Tozzi, Segretario Generale di Italy America Chamber of Commerce, ha spiegato che il progetto di una collaborazione più stretta era già stato discusso in passato. L'apertura di un ufficio italiano della Camera rappresenta un primo passo per avvicinarsi alle imprese e alle istituzioni italiane e, nello stesso tempo, consolidare il rapporto con AmCham. Le due organizzazioni condividono già alcuni soci e potrebbero quindi ottenere vantaggi da una maggiore integrazione, mantenendo però le proprie specificità territoriali. "Continueremo a lavorare in quella direzione, con l'obiettivo un giorno magari di realizzare questa unione permanente transatlantica. I rapporti tra Stati Uniti e Italia sono forti e andranno al di là delle amministrazioni che abbiamo visto". Il confronto ha affrontato anche l'impatto delle politiche tariffarie americane. Pier Paolo Ghetti, Global Trade Advisory National Leader di Deloitte, ha sottolineato che gli effetti dei dazi sono molto diversi a seconda dei settori, delle imprese e delle catene di approvvigionamento. "L'impatto delle politiche commerciali è fortemente asimmetrico: varia tantissimo da settore a settore, ma addirittura da organizzazione aziendale a organizzazione aziendale, perché le catene di approvvigionamento e le localizzazioni produttive possono essere molto diverse". Secondo Ghetti, le imprese hanno reagito riorganizzando flussi commerciali e produzione. La localizzazione in Paesi più convenienti e il reshoring in Europa avrebbero ridotto di circa 60 miliardi di dollari i dazi potenzialmente pagabili negli Stati Uniti. Un adattamento che sta trasformando le filiere transatlantiche e può offrire nuove opportunità di collaborazione industriale. Servizio di Cristina Giuliano Montaggio Claudia Berardicurti Immagini askanews, archivio