Economia

Filippine alle presidenziali: dal pugile al figlio del dittatore

Roma, 6 ott. (askanews) - Vip, celebrità televisive, un pugile, il figlio dell'ex dittatore: una folla di uomini si candida per le presidenziali nelle Filippine. Alla fine della settimana delle registrazioni comincia una campagna elettorale di molti mesi che durerà fino al voto di maggio, per sostituire

il presidente uscente Rodrigo Duterte, che per Costituzione non può candidarsi ad altri sei anni, e che comunque è indagato dalla Corte Penale Internazionale per presunti crimini contro l'umanità, commessi durante la campagna contro il traffico di droga che ha ucciso migliaia di persone. In compenso Duterte ha annunciato la candidatura della figlia Sara Duterte-Capio.

Gli eredi vanno forte: spicca fra gli altri Ferdinand Marcos, figlio ed omonimo del dittatore spodestato trent'anni fa da una rivoluzione popolare.

Ma a fare più scalpore presso l'opinione pubblica è la candidatura di Manny Pacquiao, senatore e soprattutto ex pugile campione del mondo in otto categorie, insomma una leggenda del ring. Pacquiao aveva ventilato già da mesi la possibilità di scendere in campo e ora gira in un pullman con la scritta "L'Uomo del destino". Sarebbe quarto secondo i sondaggi ma sono solo cifre, dice.

Lo fa, assicura, per difendere le voci degli emarginati e dei poveri che hanno bisogno di cure e di amore.

Infine un altro vip della vita filippina: è il sindaco della capitale Manila, Francisco Domagoso, meglio noto con il nome che portava come celebre attore locale, Isko Moreno.

"Siamo troppo divisi, questo ha causato il crollo dell'economia insieme alla pandemia. Datemi l'opportuntà di sanare il paese per un futuro migliore", ha detto annunciando la sua discesa in campo.

Sessanta milioni di filippini sono chiamati alle urne l'anno prossimo e la campagna già sembra un circo, secondo gli analisti.

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