Economia

Eni 2020, il mix tecnologico per la transizione energetica

Roma, 16 giu. (askanews) - Il settore energetico è chiamato a rispondere a una duplice sfida: soddisfare il crescente fabbisogno energetico di una popolazione sempre più numerosa, garantendo a tutti un adeguato accesso all energia e limitare le emissioni di gas serra in atmosfera, per contrastare i cambiamenti climatici. Supportare e velocizzare la transizione verso il traguardo delle emissioni zero richiede ingenti investimenti. Stando ai dati elaborati dall'Irena, l'Agenzia internazionale per le fonti rinnovabili, per la completa decarbonizzazione del settore energetico serviranno da oggi al 2050 fino a 130 trilioni di dollari.

Eni, che ha l'obiettivo di arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050, ha raccontato di recente il proprio percorso verso la transizione energetica nel nuovo report di sostenibilità Eni for 2020 . Perché, come ha sottolineato più volte l'amministratore delegato, Claudio Descalzi, il gruppo Eni negli ultimi anni ha impostato la propria strategia su una evoluzione del modello di business verso le emissioni net zero. Ispirandosi agli obiettivi per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni unite, in particolare ai goal 7 e 13, garantire a tutti l'accesso ad un'energia efficiente e sostenibile e ridurre al tempo stesso le emissioni climalteranti, Eni ha messo a punto una road map per la carbon neutrality al 2050. In primis c'è il progressivo sviluppo delle energie rinnovabili, la cui produzione passerà dai 4 Gigawatt del 2024 ai 60 Gigawatt del 2050. Accanto a questo l'utilizzo di un mix di tecnologie per la produzione di biometano e i biocarburanti nelle bio raffinerie.

In particolare poi, nel campo della ricerca nelle energie rinnovabili Eni sta sviluppando tecnologie innovative che possono essere facilmente integrate nelle attività tradizionali. Una delle principali è l'Inertial sea wave energy converter, sviluppato insieme a uno spin-off del Politecnico di Torino. Si tratta in sostanza di produrre energia dalle onde del mare, sfruttare quella che viene considerata la più grande fonte di energia rinnovabile inutilizzata del nostro pianeta: il moto ondoso. Un sistema in grado di convertire l'energia delle onde marine in energia elettrica, per renderla immediatamente disponibile per gli impianti offshore: la prima installazione pilota è a Ravenna in prossimità di una piattaforma di Eni ed è integrata con un impianto fotovoltaico. Lo stesso sistema potrà essere sfruttato per dare corrente alle comunità costiere o alle piccole isole non collegate alla rete elettrica nazionale.

Eni ha messo poi in campo i propri supercomputer HPC5 e HPC4, che insieme possono sviluppare una potenza di calcolo 70 milioni di miliardi di operazioni matematiche in un secondo.

Altro tassello importante nel processo che porta a sviluppare un mix di soluzioni per la transizione sono i progetti di cattura e stoccaggio della CO2. Eni potrà così evitare l'emissione dai suoi impianti e da quelli delle industrie più energivore per un valore complessivo di 15 milioni di tonnellate di CO2 all'anno entro il 2030 e arrivare fino 50 milioni di tonnellate nel 2050.

Accanto a queste le tecnologie all'avanguardia di utilizzo della CO2: permettono non solo di evitare le emissioni di gas serra ma anche di trasformarle in nuove risorse e prodotti. È il caso della biofissazione con micro-alghe: sfruttando il processo di fotosintesi clorofilliana, indotto artificialmente, permette di valorizzare l'anidride carbonica in prodotti di alto valore destinati al mercato della nutraceutica e della cosmesi. Da circa 18 mesi è operativo presso il Centro di Ricerche Eni di Novara per le Energie Rinnovabili, la fusione magnetica e le scienze dei materiali il primo impianto pilota basato su una tecnologia innovativa completamente italiana. L'impianto che utilizza fonti energetiche rinnovabili ha raggiunto dati di produttività giornaliera di biomassa molto promettenti.

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