FONDI EUROPEI

Bruxelles all’Italia: più investimenti pubblici al Sud o rischia il taglio delle risorse Ue

di Felice Florio

L'Italia, dopo la Polonia, è il Paese che più beneficia della politica di coesione: circa 45 miliardi di euro nella programmazione 2014-2020. Di questi fondi, quasi tre quarti sono destinati a Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, che rientrano nella categoria dei territori europei meno sviluppati. I cittadini di queste cinque regioni, secondo l'intensità di aiuto misurata in euro procapite, percepiscono virtualmente 200 euro all'anno di fondi europei.
Eppure l'Italia, secondo l'Eurobarometro, è all'ultimo posto in Europa per percentuale di abitanti che riconoscono l'impatto positivo dei fondi europei: il 51%, contro una media Ue dell'81%. Ma la questione non riguarda soltanto la percezione dei cittadini. Da Bruxelles segnalano che gli investimenti pubblici con risorse nazionali destinati al Mezzogiorno sono di circa il 20% inferiori rispetto agli impegni che l'Italia ha assunto con l'Unione europea.
E' il principio dell'addizionalità: l'efficacia della politica di coesione e dei fondi strutturali Ue, senza la realizzazione di investimenti statali, rischia di essere vanificata. Lo ha ricordato il direttore generale della Dg Politiche regionali, Marc Lemaitre, il quale non esclude una correzione durante la programmazione 2021-2027. Tradotto? Meno fondi europei all'Italia se Roma non investe per le regioni del Sud un importo pari allo 0,47% del Pil. Nel 2018, non è andata oltre lo 0,4%.
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