Economia

Alluminio, Conserva (Face): abolire dazi Ue all'import

Roma, 9 dic. (askanews) - Mario Conserva, segretario generale di Face, la Federazione che raggruppa le aziende che trasformano l'alluminio in Europa, affronta il tema dei dazi e l'impatto economico per il settore dell'alluminio che ne deriva. Iniziando con una riflessione sul valore, anche guardando all'Italia, del settore:

"L'alluminio è uno dei materiali del futuro. Avrà un grande sviluppo partendo dai molti campi di applicazione che oggi lo vedono protagonista. Pensiamo al packaging, l'automotive, le costruzioni. E' il metallo simbolo dell'economia circolare. Un metallo dunque con grandi prospettive. L'Italia è uno dei campioni nell'utilizzo dell'alluminio, siamo al secondo posto in Europa dietro alla Germania e siamo principalmente un paese trasformatore di alluminio. Da qui la questione, quanto costa questo materiale? Cosa possiamo fare per rendere ancora più competitivo il nostro sistema di trasformazione che in Italia vale circa il 90 per cento dell'intero comparto del metallo leggero".

Da uno studio elaborato dall'università Luiss sul tema dei dazi e sul loro peso rispetto soprattutto alla trasformazione dell'alluminio l'impatto è molto pesante. Parliamo di 18 miliardi di euro, la maggior parte sostenuti proprio dalla trasformazione:

"E' uno scoglio pesante. L'idea di un miliardo di euro all'anno buttati al vento per una industria a monte che non può reggere perchè ci sono costi energetici insopportabili per l'Europa è una follia. Ed è una follia che si faccia pagare ad un downstream che era all'avanguardia nel mondo per tecnologie, ingegno, creatività, un costo così elevato che rischia di tagliare le gambe. Un miliardo di euro all'anno è una cifra pazzesca che toglie competitività e risorse alla ricerca. E se non facciamo ricerca i paesi che hanno dei costi moderati, Cina e India, conquisteranno rapidamente il mercato annullando completamente le nostre forze, cioè essere competitivi nella cultura del metallo, nella conoscenza tecnologica, nel poter mettere a disposizione del mondo delle tecnologie, impianti, prodotti assolutamente all'avanguardia. Il dazio è una palla al piede che non può essere eliminata per consentire a questo sistema di andare ancora avanti".

Cosa fare allora e con quali tempistiche?

"Molto semplice, lo ripetiamo da 20 anni. Togliere un dazio che vale il 6% e porta a distorsioni sul mercato è semplice. Un colpo di bacchetta che restituisce competitività ad un sistema che la sta perdendo. Poi possiamo aiutare l'upstream con minori costi energetici. Nel frattempo il sistema che era stato costruito, in decenni di duro lavoro dall'Italia in primis ma anche dagli altri paesi europei, corre il rischio di scomparire".

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