Economia

Allarme di Federmoda: shopping in crisi, male 6 aziende su 10

Roma, 18 set. (askanews) - È allarme per lo shopping in città, soprattutto per il crollo del flusso turistico degli stranieri che affollavano i centri cittadini. Il 62% delle aziende con il covid-19 ha evidenziato un calo rispetto alle entrate degli stessi due mesi del 2019. Solo il 22% ha registrato una stabilità e un 16% un incremento, secondo i dati del sondaggio di Federazione Moda Italia - Confcommercio.

Il calo medio registrato è del 17% con posizioni più critiche nei centri delle grandi città, che hanno sofferto di più rispetto alle periferie, ai centri minori e alle località turistiche, dove si è registrata qualche soddisfazione.

"Siamo molto preoccupati perché lo stallo degli arrivi di turisti amanti del bello e del made in Italy e l'eccessivo utilizzo di smartworking - afferma Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio - hanno portato ad un cortocircuito dei flussi soprattutto nei centri delle maggiori città. Le nostre stime prevedono un calo di 5,7 miliardi di euro, pari al 75% dei proventi da shopping tourism che, sommato alla diminuzione delle vendite sul mercato interno, potrebbe portare complessivamente alla chiusura di 17mila punti vendita del settore moda con un'incidenza sull'occupazione di 35.000 addetti".

Secondo Borghi, le manifestazioni fieristiche della moda di Milano "potranno rilanciare l'economia e dare nuova linfa e movimento al settore. Il comparto retail, già influenzato dalla concorrenza del web è una tra le principali vittime del Covid-19. Per far riprendere il settore, dunque, dobbiamo cercare di far rivivere i nostri centri, acquistando nei negozi di prossimità. Tuttavia - conclude Borghi - servono contributi a fondo perduto e una liquidità pronta e veloce, oltre ad una necessaria riforma fiscale, per la tenuta del mercato".

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