Milano (askanews) - Il design come strumento per ricucire il rapporto con la natura, per poter tornare a pensare un futuro. E' questo il punto di partenza della XXII Triennale internazionale, che si apre a Milano e che è significativamente intitolata "Broken Nature". Abbiamo chiesto alla curatrice Paola Antonelli di farci un quadro di un progetto che si basa anche su una difesa dell'idea di complessità.

"Complessità, sistemi, un'idea di prospettiva a lungo termine, sia nel passato sia nel futuro, un senso di far parte di un ecosistema. Pensiamo sempre - ha spiegato ad askanews la studiosa che proviene dal MoMA di New York - che ci sia un distacco tra le persone e la natura, ma noi facciamo parte della natura e quello che facciamo alla natura è quello che facciamo a noi stessi. In questo caso la complessità va abbracciata, non è complicazione, è complessità. E abbiamo gli strumenti per farlo: una volta avevamo soltanto la mente, che comunque è già uno strumento forte, oggi abbiamo intelligenza artificiale, abbiamo la visualizzazione dei dati: ci sono molti modi per cercare di avere un senso della complessità dei sistemi in cui viviamo".

Negli spazi del palazzo dell'Arte di Giovanni Muzio si snodano percorsi diversi, articolati, ricchi di spunti su temi che possono solo essere definiti come iper-contemporanei, oltre che da molti punti di vista geniali, come nel caso della mostra sulla Nazione delle piante del professor Stefano Mancuso. E al presidente della Triennale Stefano Boeri abbiamo chiesto come si gioca questa partita globale sul terreno della cultura.

"Cercando di parlare a tutti - ci ha risposto - cercando di raccontare in modo propositivo e non minaccioso che cambiare stile di vita è l'unico modo per cercare di affrontare il cambiamento climatico. E credo che l'appello che ci viene da giovani o giovanissimi sia un appello fondamentale. Non possiamo restare sordi. Questo è l'unico modo per affrontare seriamente ed efficacemente una sfida che, se persa, mette in discussione il futuro della nostra specie. Stiamo parlando di una cosa fondamentale e sono felice che Milano e la Triennale diventino oggi la capitale del mondo di questa riflessione".

Sul palco della presentazione della XXII Triennale è salito anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "Crediamo ai temi della sostenibilità - ci ha detto - e al fatto di impegnarci, crediamo che la cultura sia un buono strumento, quindi cerchiamo di associare il dibattito alle azioni. Questa Triennale nasce in un momento perfetto: abbiamo lanciato l'Area B, abbiamo qualche critica, ma siamo convinti che sia giusto farlo, perché a Milano siamo una grande città, ma non si respira ancora come noi vorremmo".

Accanto alle molte mostre che compongono "Broken Nature", anche le partecipazioni Internazionali, coi singoli padiglioni curati dai singoli Paesi, tra cui naturalmente anche l'Italia, che ha scelto il tema del "taking care". A curarlo, tra gli altri, l'architetto Ico Migliore dello Studio Migliore+Servetto, cui abbiamo chiesto come si progetta il "prendersi cura".

"Bisogna prendersi cura del racconto - ci ha spiegato - prendersi cura di raccontare le cose in modo compiuto, è quello che abbiamo cercato di fare portando qui una sorta di biblioteca delle meraviglie del Politecnico".

Le suggestioni e le tematiche contenute ed evocate da questa XXII Triennale internazionale sono innumerevoli. Per il pubblico, dal 1 marzo, ci sono sei mesi per potersi addentrare, è proprio il caso di dire, nella foresta di contenuti e progetti.