Milano (askanews) - Theaster Gates è uno dei più importanti artisti della scena globale, in un certo modo è stato uno di coloro che più hanno contribuito a costruirla questa scena, aprendo spazi - in senso tanto metaforico quanto reale - che prima non erano stati esplorati. La stessa cosa accade con la mostra che porta ora all'Osservatorio di Fondazione Prada a Milano, "The Black Image Corporation", dedicata alle fotografie di due storiche riviste afroamericane, il mensile "Ebony" e il settimanale "Jet", pubblicati dalla Johnson Publishing, che custodisce oltre quattro milioni di immagini fondative dell'identità contemporanea dei neri.

"Questa mostra - ha spiegato l'artista ad askanews - mi ha dato l'opportunità di scavare negli archivi della casa editrice, ma ha anche creato una situazione nella quale il pubblico può scavare in queste immagini, magari trovando una connessione con l'esperienza dei neri, che non aveva mai incontrato prima".

Nello spazio di Fondazione Prada in Galleria, Gates ha ricostruito gli ambienti della Johnson, ha selezionato alcune immagini di grande formato e ha realizzato delle strutture che contengono fotografie che il pubblico può prendere e riposizionare, ha inoltre esposto una serie di provini e i numeri originali delle riviste. Il tutto crea così una sorta di immersione in quel lessico visivo che ha poi creato un'iconografia collettiva.

"Da una parte - ha aggiunto Teaster Gates - queste immagini dovevano essere di ispirazione per gli afroamericani, cioè volevamo mostrarci nel modo migliore possibile, in contesti alla moda, intellettuali, da vera middle class americana. Quindi in un certo senso erano anche un'operazione di marketing. Ma c'è una parte più politica: poiché nelle riviste per i bianchi non comparivano mai i neri, la gente poteva pensare che noi non potessimo diventare dottori, o possedere quegli oggetti eleganti. Questi periodici hanno aiutato i neri a pensare se stessi in grande, e questa è la precondizione perché poi potessero davvero essere grandi. Chi ha pensato questi giornali ci diceva: questo è ciò che alcuni di noi fanno, quindi molti altri possono farlo".

Guardato da questo punto di vista, il progetto diventa, se possibile, ancora più coerente all'interno della pratica di Theaster Gates, quasi un ulteriore ampliamento del suo modo di pensare l'arte in un costante e biunivoco dialogo con la società e le comunità. Dando all'artista un ruolo che diventa cruciale.

"In questa mostra - ha concluso l'artista - credo si possa raccontare la storia della Johnson Publishing, ma anche il futuro del business afroamericano e io sono molto interessato al modo in cui posso aiutare gli imprenditori neri ad avere successo e alle volte gli artisti possono essere alleati e partner in questo senso".

Come sempre accade di fronte al lavoro di Gates, quello che emerge è solo una parte del gigantesco iceberg che resta sommerso, una montagna che però è fatta di consapevolezza e umanesimo piuttosto che di ghiaccio, nella quale, per quanto possa magari essere difficile crederlo, siamo ritratti anche noi, qui e ora, uno per uno.