Milano (askanews) - Ci sono momenti la cui rilevanza viene colta davvero solo con il passare del tempo, raramente mentre li si sta vivendo. Ci sono mostre o eventi artistici ai quali si partecipa e se ne esce pensando che qualcosa è successo, qualcosa di importante, ma solo più tardi, una volta superato il presente, si potrà provare a chiedersi "che cosa" sia successo. Lo stesso accade, curiosamente in entrambi i momenti, quando si entra o si esce dalle mostre di Stefania Fersini, un'artista capace di creare ogni volta degli eventi che hanno una sfumatura "decisiva" per chi prova a darsi delle risposte non troppo banali alla incessante domanda sul contemporaneo. E' questo vale anche con il progetto "Toreros d'Aujourd'hui", ospitato con lungimiranza dalla galleria milanese THE POOL NYC.

"Sembra una casa inizialmente - ci ha detto l'artista a proposito dell'intero ambiente della mostra - ma poi ti rendi conto che ci sono degli elementi strani. Forse più che una casa è un teatro che rappresenta una casa. Scenografie di un'azione assente, di una commedia che non c'è".

Bastano poche parole, pochi riferimenti, per trovarsi in un attimo all'interno dei territori semantici nei quali si muove, a più livelli, il lavoro di Stefania Fersini, capace di usare il suo essere pittrice come grimaldello per una riflessione più vasta e importante sul tema della rappresentazione. Atto che lei stessa considera ai limiti del fattibile, ma che trova nelle corrispondenze con il lavoro di altri una sua prima ragion d'essere.

"La rappresentazione della realtà è presente quanto la realtà stessa - ha aggiunto l'artista di origine aostana - nel senso che questa rappresentazione diventa muri, diventa parte della casa, e quindi diventa realtà stessa".

I suoi lavori, in un'ottica di confronto tra generazioni, si accostano, citano, riprendono quelli di altri artisti, su tutti Aldo Mondino di cui in mostra sono presenti diversi pezzi, compreso il libro che dà il titolo alla mostra, che però, in una vera vertigine, è anche diventato un'opera a sua volta, e non di Fersini bensì della scrittrice e filologa Federica Maria Giallombardo, che è intervenuta sul volume.

"C'è sempre un po' questo rapporto tra quello che è presente e quello che è assente - ha concluso Stefania -. In questo caso la presenza è di questi oggetti, come appunto le cornici e questi muri, che diventano l'opera stessa. Quindi è un po' come se io divento un pezzo della casa".

La mostra, nella sua grandiosa leggerezza, si muove tra spazi e tempi, ma soprattutto crea quella possibilità di essere decisiva da cui siamo partiti. E forse chissà che un giorno non la ripenseremo alla luce di quello che è successo dopo di essa.