Cultura

Sotto la punta dell'iceberg: i depositi del Museo della Scienza

Milano, 19 lug. (askanews) - Che forma ha una funzione matematica? Perché un supercomputer necessitava di divanetti rossi nella sua struttura? Cosa ha scoperto il professor Giulio Natta lavorando sotto una particolare cappa del Politecnico di Milano? Perché le prime biciclette non erano fatte per circolare? Sono alcune delle domande a cui si può trovare una risposta visitando i depositi del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, che, grazie al progetto "Collezioni di studio", saranno ora visitabili dal pubblico, andando in qualche modo a scoprire che cosa c'è sotto la punta dell'iceberg del museo stesso. Ad aprire la nuova sezione, nel Padiglione Aeronavale, il direttore generale Fiorenzo Galli. "Questo - ha detto - è un progetto assolutamente progressivo. A questo piano noi abbiamo circa 2800 mq di depositi, di cui circa 2000, a regime, saranno aperti e resi visitabili al pubblico".

L'operazione ha anche lo scopo di tutelare il patrimonio scientifico e tecnologico del nostro Paese, perché i materiali relativi al secondo Novecento - e qui passiamo dai primi aspirapolvere ai computer della Commodore, dalle macchine fotografiche ai registratori di cassa - sono quelli più a rischio di dispersione. Ma sono anche spesso dei veri e propri gioielli, come il prototipo di Vespa che ha raggiunto la velocità record di 171 km/h che ci è stata presentata da Marco Iezzi, curatore della sezione Trasporti, e che è in qualche modo l'oggetto che ci apre le porte dei depositi.

"Da qui - ha detto Iezzi ad askanews - tutto il dietro le quinte, tutto il lavoro che c'è nell'acquisire dei beni, nel conservarli al meglio, nel prestarli, nel mostrarli anche, all'interno, per i cambi di esposizione del museo. Quindi questo è un luogo fondamentale, vitale, che difficilmente il pubblico può immaginarsi e che periamo aiuti a rendere un po' la complessità nella quale noi lavoriamo quotidianamente".

Una complessità che alimenta la curiosità, ma spesso anche il senso di oggetti comuni, conosciuti, che si prova attraversando le grandi sale e osservando le vetrine espositive. E non è difficile provare quella sorta di vertigine della catalogazione che appartiene da sempre alla scienza, ma anche alla letteratura e al nostro stesso modo di essere umani. Con un'avvertenza importante, però. "Attenzione - ha aggiunto il direttore Galli - noi non stiamo per visitare un'esposizione di serie B, per allestimento e altre caratteristiche: stiamo per visitare dei depositi, che depositi sono e depositi restano. Però hanno un fascino particolare e possono suscitare degli interessi speciali".

Un fascino che si potrà scoprire da sabato 24 luglio in visite guidate per il pubblico della durata di 45 minuti.

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