Cultura

Rocìo Molina alla Biennale Danza: il desiderio per prendersi cura

Venezia, 28 lug. (askanews) - Una ricerca continua di superamenti: siamo essi le possibilità del corpo, gli ostacoli fisici, le invenzioni di una coreografia estrema e implacabile nel suo nascere dall'improvvisazione per strutturarsi strada facendo. Una tensione constante verso quello che deve ancora venire, quello che deve ancora succedere, alimentata da una danza che sa essere un misterioso ibrido formale, scandito però spesso dai passi del flamenco. "Carnaciòn" è lo spettacolo in prima assoluta portato alla Biennale Danza da Rocìo Molina, la danzatrice spagnola che ha ricevuto il Leone d'argento per questa edizione 2022.

Un lavoro che spazia dall'antico al contemporaneo, dalla musica sacra alla techno, dalla violenza all'amore, tutto costruito intorno a una musica quasi assente, o, meglio, a una sorta di non-musica, che nasce dai rumori dei corpi, dalle parole storpiate, dal ritmo dei tacchi sul palcoscenico. E la danza di Molina è come un sole nero che riesce ad abbracciare e a contenere tutta la scena, che genera vere e proprie metamorfosi, inventa nuove possibilità viventi intrecciando se stessa con gli altri performer oppure strisciando sul pavimento impolverato, o ancora usando le corde, in una sorta di bondage durissimo, ma chiaramente sentimentale.

Tutto, insomma, ruota intorno al desiderio, ma, come ha precisato la stessa artista in una conversazione a fine spettacolo, qui "il desiderio è una via spirituale", che attraversa il tempo e approda al punto essenziale di "Carnaciòn": il prendersi cura dell'altro. Il racconto scenico si sostiene anche su una continua messa in discussione di ciò che è appena successo, un continuo spingere più avanti un limite invisibile, nella corsa verso il centro di gravità di una danza che vive di questo superamento. Il direttore della Biennale Danza, Wayne McGregor, ha detto che Rocìo Molina "sembra fare a pezzi il classico libro delle regole per costruire i propri volumi, ispirandoci e spingendoci a guardare e sentire come se fosse la prima volta". Succede così anche a chi in sala guarda "Carnaciòn".

"L'essere è, il non essere non è" diceva il filosofo presocratico Parmenide. Nello stesso modo, diciamo noi da Venezia, la danza di Molina è. Per il non essere c'è sempre tempo.

(Leonardo Merlini)

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