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Cultura

Raccontare l'arte italiana a Londra, i 30 anni di Mazzoleni Art

  • 02:55

Londra (askanews) - La leggerezza delle forme d'acciaio della "Scultura G" di Fausto Melotti dialoga con il percorso delle Linee-Forza marine di Giacomo Balla, mentre Mario Schifano celebra il Futurismo di Marinetti e il primo canale della TV, proprio sotto gli occhi specchianti di una "Television" di Michelangelo Pistoletto, naturalmente impressa sull'acciaio, e così il cerchio delle suggestioni si chiude, ritornando a Melotti. Senza dimenticare le "Undici luci" di Salvo e una classica "Tavola dei segni" di Arnaldo Pomodoro.

È un percorso vivo e interessante quello che Gaspare Luigi Marcone ha immaginato per la versione londinese della mostra celebrativa dei 30 anni di attività della Galleria Mazzoleni, dopo una prima esposizione nella storica sede di Torino. Luigi Mazzoleni, direttore dello spazio nella capitale britannica: "In Italia presentare l'arte italiana del Novecento - ci ha spiegato - è un po' più facile di quello che invece accade sul mercato internazionale. Molti degli artisti che presentiamo in questa mostra non sono conosciutissimi sul mercato internazionale qui a Londra. Però devo dire che il successo dell'inaugurazione è stato tale da farci ben sperare".

La mostra è articolata su altre due sale, a cui si accede solo dopo avere ammirato il solitario "Rosso" del 1955 di Alberto Burri, che Giovanni Mazzoleni, fondatore della galleria, aveva visto per la prima volta sulla rivista Harper's Bazaar. Altro artista chiave nella storia della famiglia è Lucio Fontana, di cui è presentato un "Concetto spaziale" in bianco, e accanto a esso una Linea di Piero Manzoni, quella di 19,41 metri, ma anche, tra gli altri, due rari lavori in nero di Bonalumi e di Castellani, entrambi datati 1959, entrambi capaci di sorprendere.

L'accesso all'ultima sala, in coerenza con la semantica espositiva di Marcone, avviene attraverso un altro dialogo molteplice. Gli elastici di Gianni Colombo si trasfigurano nelle linee dello sguardo di un intenso lavoro senza titolo di Giulio Paolini, che a loro volta puntano su una magnetica "Piazza d'Italia" degli anni Quaranta di Giorgio De Chirico, luogo della possibile utopia di quella perfezione metafisica di cui Paolini è tra l'altro uno dei più lucidi eredi. Il tutto con la benedizione della "Moglie di Generale" di Enrico Baj, tanto apparentemente bonaria quanto segretamente inquieta.

La Galleria Mazzoleni, comunque, non si ferma sugli allori di questi primi tre decenni di attività e guarda già ai prossimi appuntamenti.

"Andiamo a Hong Kong - ha concluso Luigi Mazzoleni - poi c'è miart, poi faremo a New York ai primi di maggio il TEFAF per la prima volta e poi Basilea e poi una mostra bellissima su un progetto studiato da Joseph Kosuth che sarà tutto sui colori".

Quei colori che qui a Londra sono stati celebrati anche dalla gestualità di Vedova o Afro, oltre che lasciati intravvedere sotto la "Superficie lunare" di Giulio Turcato, uno di quei luoghi che ben raccontano il territorio dell'arte.

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