Cultura
Portobello, Gifuni: "Paura di strumentalizzazioni? No ma non si parli di cose che non c'entrano con la serie"
(LaPresse) Va in scena a Roma la premiere di Portobello, la nuova serie tv di Marco Bellocchio che mette in scena la vicenda umana e giudiziaria di Enzo Tortora. "Penso spesso che ormai ciascuno di noi si sia tolto l'illusione che guardare al passato e alla nostra storia possa servire a non commettere gli stessi errori. Episodi terribili di cui le cronache mondiali sono piene dimostrano che la storia si ripete. Credo però che serva molto a comprendere meglio la realtà, a guardare con occhi più lucidi al presente e possibilmente anche al futuro", dice l'attore Fabrizio Gifuni che recita nei panni di Tortora. "Negli ultimi decenni c'è stato un costante invito a dimenticare, a vivere una sorta di eterno presente che nella testa di chi non so dovrebbe essere meraviglioso e invece ci svegliamo ogni giorno in una specie di incubo distopico". "Tortora ha dato un esempio di resistenza a un dolore e a una terribile persecuzione", rimarca ancora Gifuni, che ricorda come "litigò con Pannella perché non voleva si dimettesse" e il discorso che lo stesso giornalista fece "sulla terribilità della macchina del processo", considerato "un rito che gli uomini si sono dovuti dare per esorcizzare i propri demoni, attribuendo le colpe a qualcuno, perché qualcuno deve pur pagare". "Se ho paura che il mio Enzo Tortora possa essere strumentalizzato? No, non ho paura - spiega l'attore - l'unico nostro timore è che un'opera così importante potesse essere non strumentalizzata ma più che altro potesse creare un ingombro, cioè che si parlasse troppo di cose che non c'entrano nulla con questa serie e si togliesse spazio alla creatività e all'opera di uno dei più grandi registi al mondo".