Venezia (askanews) - Palazzo Grassi ripensa e racconta se stesso: il museo veneziano, per la prima volta, organizza una serie di incontri e convegni, per ripercorrere la propria storia di sede espositiva. Il primo appuntamento è stata una due giorni dedicata agli anni Cinquanta e in particolare al ruolo della famiglia Marinotti e del suo Centro internazionale delle Arti e del Costume, che proprio il conte Franco Marinotti, proprietario della Snia Viscosa, aveva aperto nel palazzo veneziano. A coordinare gli appuntamenti di questo primo capitolo, Stefano Colicelli Cagol.

"Il Centro internazionale delle Arti e del Costume a Palazzo Grassi - ha spiegato il curatore ad askanews - segna un momento fondamentale nel ripensare la mostra di arte contemporanea, proprio perché utilizza un tema come momento centrale per assemblare e invitare opere e artisti all'interno di uno spazio espositivo. Questa è una delle grandi eredità che abbiamo avuto dal Centro e dalla famiglia Marinotti, che sono riusciti ad aiutarci a ripensare l'esposizione e anche l'impatto che le arti del nostro tempo possono avere nelle nostre vite".

Poche ore prima dell'inaugurazione del convegno nel Teatrino, il museo e la Biennale di Venezia hanno annunciato che il Fondo Palazzo Grassi, che raccoglie tutta la documentazione originale sul periodo della gestione FIAT, tra il 1984 e il 2005, sarà accolto nell'Archivio storico della Biennale. Mauro Baronchelli, direttore operativo del museo veneziano.

"Oggi Palazzo Grassi - ci ha spiegato - nella sua attuale gestione, quella della Collezione Pinault dedicata alle mostre di arte contemporanea, ha raggiunto un'età che ci sembra sufficientemente matura per avere una sua identità e una sua riconoscibilità. Per cui l'idea di poter rimettere mano in termini virtuosi anche al passato che ha preceduto questa esperienza e che ovviamente ha segnato moltissimo lo spazio e la memoria di Palazzo Grassi in Italia e all'estero diventa in qualche modo quasi un dovere".

Con l'intento di rendere disponibile e accessibile una mole di materiali di documentazione fino a oggi non consultabili dal pubblico.

"L'accordo con la Biennale punta al recupero di questa memoria, a mettere a disposizione, soprattutto di studiosi e museografi, di chi studia come si fanno le mostre e come sono organizzate le istituzioni culturali, questo patrimonio così importante".