Cultura

Materiali, spazio e rito: Sheela Gowda in Pirelli HangarBicocca

  • 03:10

Milano 2 apr. (askanews) - Andare oltre la semplice idea della rappresentazione per intervenire direttamente sullo spazio. E' questo ciò che effettivamente accade in Pirelli HangarBicocca a Milano nella prima mostra personale in Italia dell'artista indiana Sheela Gowda. Un progetto, curato da Nuria Enguita e Lucia Aspesi, che nel dialogo tra le tradizioni e l'arte internazionale trova anche modo di farci ripensare l'intero spazio dell'Hangar.

"Quando facevo la pittrice - ha spiegato l'artista ad askanews - ero molto concentrata sullo spazio pittorico. Non si trattava solo di figurazione o di narrazione, era anche una relazione con lo spazio, che era lo spazio della tela. Poi, uscendo dallo spazio pittorico ed entrando nell spazio volumetrico la transizione è stata molto naturale, perché tuttora io compongo

con lo spazio. Quello che cambia è la posizione dello spettatore, che non sta più necessariamente di fronte all'opera".

Tutta la mostra di Sheela Gowda, intitolata "Remains", ruota intorno alla sua presenza nello spazio espositivo, forse mai come in questo caso attore dell'esposizione quasi quanto i lavori

esposti. E la co-curatrice Lucia Aspesi ci ha guidato proprio nel passaggio che ha portato Gowda a lavorare fuori dalla superficie della tela.

"Con l'ingresso nello spazio, con l'installazione e il volume - ha detto - entrano anche materiali che non sono molto consueti nella storia dell'arte, ma che sono parte della quotidianità dell'artista: lo sterco di bovino, l'incenso, tutti materiali che hanno un doppio livello di lettura, uno immediato sulle sue proprietà fisiche che parlano direttamente allo spettatore che lo incontra, nello stesso tempo delle cose che appaiono all'interno di una simbologia legata al modo in cui noi siamo abituati a esperire questi materiali, all'interno del sistema economico, politico e sociale. Sheela Gowda astrae queste entità e cerca di dare una forma che è una forma che parla tutti i linguaggi".

Un'altra parola chiave per provare a capire la mostra in profondità, oltre a "materiali", è "rituale". Molti degli oggetti che diventano parte del lavoro di Sheela Gowda vivono di una

ritualità, anche controversa. Ma qui assumono una valenza ulteriore.

"Non voglio enfatizzzare i rituali per il fatto che esistono - ha aggiunto l'artista - ma il modo in cui io lavoro contiene elementi rituali: c'è la ripetizione, c'è il costruire il processo con il fare qualcosa ogni giorno, come è successo per esempio con il filo rosso, nato da un lavoro quotidiano da mattina a sera. Credo che si possa parlare di rituali come di un'attività che ti trasporta in un altro stato della mente".

Altra è anche l'immagine dell'India che, se si vuole, ma non è indispensabile, si può ricavare dalla mostra: lontana sia dalla retorica pauperistica sia da una idealizzazione in positivo.

Quello che importa di più, però, è il fatto che lo sguardo di Pirelli HangarBicocca sia arrivato anche nel Subcontinente, a ulteriore dimostrazione di un'apertura al contemporaneo di portata globale.

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