Cultura

Luci, suoni e frequenze: Ricardo Carioba e le nostre percezioni

  • 02:31

Milano, 15 ott. (askanews) - Un'esperienza di allargamento della percezione, attraverso una serie di opere non lineari, che provano a parlare direttamente al nostro cervello, compresa la sua parte emotiva. Da FuturDome a Milano, uno degli spazi di ricerca contemporanea della città, va in scena la mostra "Non Linear Spatial Normalizations" dell'artista brasiliano Ricardo Carioba.

"Il mio lavoro - ha detto ad askawes - parte dalla composizione dello spazio con frequenza di luci e suoni, in un certo senso facciamo esperienza di diverse interfaccia. Io lavoro con le basi del suono, le basi della luce e della dimensione fisica e cerco di creare qualcosa che stia in una situazione intermedia, non sono materiali, non sono cose e non è neppure solo luce o solo suono. E' qualcosa che sta nel mezzo tra tutte queste cose".

In questo terreno intermedio, lo spettatore gioca un ruolo decisivo, essendo chiamato a delimitare il perimetro dell'opera d'arte in virtù delle proprie personali sensazioni.

"Non ci sono oggetti - ha aggiunto Carioba - lo spettatore può avere percezione di una maggiore densità dello spazio, può fare esperienza di alcune sculture fatte di suono, ma sono sculture che si possono attraversare, perché fatte solo di frequenze".

Nella mostra di FuturDome, sempre brillantemente guidato da Ginevra Bria e Atto Belloli Ardessi, il suono e la visione si ibridano senza sosta, così come i lavori interagiscono in modo che definiremmo viscerale con gli spazi che li ospitano.

"E' uno spazio molto interessante, quello di FuturDome - ci ha spiegato l'artista - perché è esso stesso uno spazio che sta nel mezzo tra uno spazio vuoto, una casa, una sede espositiva. E' uno spazio che non puoi definire".

Quello che però si può provare a chiedere, e non ci lasciamo sfuggire l'occasione, è come Ricardo Carioba definisca l'arte. "Per me l'arte - ci ha risposto - è qualcosa che può cambiarti, ma nel tuo modo, non qualcosa che ti guida o ti viene imposto".

Nella stereofonia percettiva del lavoro di Carioba si annida anche un forte messaggio politico, che ha un proprio cuore pulsante in quella sorta di prigione infinita che, saliti alcuni gradini, letteralmente travolge lo spettatore, inglobandolo nel proprio meccanismo interiore.

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