Cultura

Le soglie e gli schermi di Susan Hiller: a Torino i Social Facts

  • 03:19

Torino (askanews) - Che l'arte contemporanea sia una soglia ormai è una certezza che è quasi banale ricordare. Ci sono però mostre e artisti che questa dimensione liminare la affrontano con maggiore intensità. Come nel caso di Susan Hiller, cui le Officine Grandi Riparazioni di Torino dedicano la mostra "Social Facts", curata da Barbara Casavecchia.

"C'è il tentativo dell'artista di invitare lo spettatore a riflettere su quello che sta guardando - ha spiegato la curatrice ad askanews -. Siamo tutti super-spettatori in questa fase dello sviluppo tecnologico e di tante altre cose. Costantemente siamo il soggetto dell'immagine e i consumatori dell'immagine".

La mostra, scenograficamente efficace, indaga i confini tra ciò che riteniamo normale oppure straordinario, ciò che possiamo accettare e ciò che ci disorienta, mette più di un piede nel terreno del misterioso, senza offrire risposte, come è naturale che sia, ma ampliando il campo di gioco.

"Il termine che spesso è stato utilizzato per parlare del lavoro di Susan - ha aggiunto Barbara Casavecchia - è para-conceptual, ovvero qualcosa che mette insieme il paranormale e il concettuale. Però poi ha sempre la capacità di guardare alla cultura di massa, a quello che succede all'interno dell'universo della comunicazione, a quello che ci abituiamo a vedere e che fa parte del nostro panorama visivo quotidiano, anche tutti gli aspetti considerati magari marginali, magari un po' imbarazzanti, magari considerati da nascondere sotto il tappeto, ma che poi alla fine affascinano tutti".

A conversare con Barbara Casavecchia sul lavoro di Hiller è arrivato a Torino da Londra anche Andrea Lissoni, senior curator alla Tate Modern, una delle più brillanti teste pensanti del contemporaneo. "Non ci sarebbe una generazione di artisti che oggi sono celebrati nei più importanti musei internazionali, senza Susan Hiller - ci ha detto - non perché è stata un'eccellente professoressa, ma perché ha reinventato il modo di farci capire come funzionano le immagini".

"Susan Hiller parla di Social Facts - ha aggiunto Casavecchia - ovvero tutto quello che all'interno di una cultura di massa poi influenza il modo nel quale i singoli percepiscono la realtà, reagiscono, orientano la propria etica e via di seguito".

Nello spazio tra l'industriale e il mistico, i lavori di Susan Hiller si adagiano, aprendo quelle che a tutti gli effetti possiamo immaginare come finestre su degli altrove, siano questi i poteri Psi di alcune eroine cinematografiche oppure i racconti di esperienze "pre morte", o ancora le aure delle persone che si scattano dei selfie piuttosto che gli incontri con ciò che, in assenza di parole più adatte, chiamiamo "alieno". E lo fanno con una intensità, anche estetica, sorprendente.

"La mostra di Torino alle OGR - ha concluso Andrea Lissoni - è incredibile perché nonostante ci siano schermi noi non vediamo gli schermi, vediamo ciò che gli schermi emanano o ciò che, in modo composito, come se fossero un mosaico o un mare infinito, accolgono e ci obbligano a confrontare".

Un'esperienza che il pubblico potrà affrontare fino al 24 giugno.

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