Cultura

Le Donatella al cinema: "Un film sulla voglia di essere libere"

Roma, 18 ott. (askanews) - È dedicato a Piera Degli Esposti "La California", presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle (e nelle sale dal 10 novembre); film che la regista Cinzia Bomoll aveva scritto e pensato anche insieme all'attrice bolognese recentemente scomparsa e che appare come voce narrante. Un romanzo di formazione che si mescola con il giallo, ambientato in una provincia emiliana realmente esistita, La California appunto.

La regista: "Partendo dal doppio che è in ognuno di noi, un po' come Dr. Jekyll e Mr. Hyde, un tema che già può aprire delle linee narrative, ho cercato di mischiare le due cose".

Il doppio si ritrova nelle protagoniste, le due Donatella, le gemelle Silvia e Giulia Provvedi, al debutto al cinema, identiche ma allo stesso tempo molto diverse, che si muovono in una piccola realtà, tra primi amori, inquietudini interiori, un mistero da risolvere e la solidarietà dei compaesani.

"Quello che emerge dal film è questa voglia di riuscire a essere libere di essere ciò che si vuole, di sbagliare senza giudizio in un paese magari molto piccolo, critico, e pur essendo diverse come gemelle è quello che nel film ci ha sempre unite", spiegano le Donatella. "Abbiamo lavorato sodo, ci abbiamo messo l'anima per essere credibilissime nei ruoli che ci sono stati dati", aggiungono.

Nel film recitano tanti altri personaggi del panormana musicale, da Lodo Guenzi in versione punk, padre delle gemelle, a Nina Zilli barista del paese.

"In Emilia tutti cantano, ho scoperto che lo fanno tutti e soprattutto mi piace infrangere le regole, ok gli attori, che ci sono ma mi piace mischiare la musica, la canzone, con il cinema e mi piace cambiare un po' le vesti a chi è etichettato come cantante", sottolinea Bomoll.

Nina Zilli: "È stato bellissimo e stimolante, mi piace uscire ogni tanto dal mio mondo artistico e mettermi in punta di piedi in quello degli altri".

Un cast emiliano, anche tra gli attori. Eleonora Giovanardi:

"Ci ha unito l'emilianità. Parlavamo in dialetto perché si poteva e abbiamo avuto la possibilità di sperimentare la narrazione della nostra terra, delle nostre radici".

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