Firenze, 19 feb. (askanews) - Le studiò Leonardo, e Michelangelo le usò per giocare fra scultura e architettura: sono le luci secondarie, i raggi che si rifrangono dalla luce primaria e giocano sulle superfici del marmo. Un effetto studiato anche nella nuova illuminazione della Sagrestia di Firenze presentata nella cappella della Basilica di San Lorenzo.

Il maestro della luce Marco Nanni: "Quando Leonardo comincia a parlare di lumi primari e lumi secondari, lui parla di lume primario che deve essere quello del sole ma anche quello del fuoco, perché quello avevano. Oggi è meglio chiamare 'luce primaria' solo quella del sole".

Michelangelo da vero architetto levigava diversamente le sue statue a seconda della posizione che avrebbero avuto e della luce che le avrebbe colpite: certe parti lucidate, altre grezze. Lo storico dell'arte e restauratore Antonio Forcellino: "Le parti che voleva far apparire più bianche, quelle che prendono la luce diretta, lui le fa lisce lisce e specchiate. Le altre parti mano mano le lascia più scabre. Le luci secondarie sono il riflesso del marmo colpito dalla luce primaria. La luce primaria è il raggio del sole, che illumina solo l'oggetto su cui si va a poggiare. Perché da quell'oggetto, come diceva Leonardo, come il rimbalzo di una palla, si parte un altro raggio che va a illuminare un'altra superficie. E' quello che vediamo adesso perfettamente: c'è un raggio opposto alla Madonna e la Madonna è colpita dalla rifrazione di quel raggio; è come se avessimo una finestra di fronte alla Madonna. Michelangelo ha fatto in modo di aprire tante finestra su tutti i lati della Sagrestia".