Cultura

La nostra storia attraverso una casa: Monica Bonvicini in OGR

  • 02:23

Torino, 13 nov. (askanews) - Un ragionamento sull'architettura, nel senso più ampio del termine, all'interno di uno spazio che nella sua architettura trova una identità profonda e primigenia. Monica Bonvicini, una della artiste italiane più apprezzate sulla scena internazionale, arriva alle Officine Grandi Riparazioni di Torino con il progetto "As Wall Keep Shifting". Nel grande spazio del Binario 1 una installazione site specific che ricostruisce la struttura di una porzione di una tipica villetta bifamiliare italiana diventa l'occasione per ragionare sulla creazione dell'individualità e del privato attraverso le architetture, per molti versi con un non-stile, che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare molti panorami extraurbani, ma anche psicologici, nel nostro Paese.

"La cosa che mi interessava - ha spiegato Monica Bonvicini ad askanews - è il fatto che sono state costruite in un certo modo, per un certo gruppo sociale, non soltanto la famiglia classica italiana, ma anche un particolare ceto, piccolo-medio borghese. All'epoca tutte le case erano uguali, uguali i colori delle facciate, uguali i giardini. Ora, quasi 50 anni dopo, la gente è morta, le case sono state vendute e questo senso di comunità e di appartenenza, senza vergogna a un determinato ceto è completamente sparita, ed è questa la cosa che mi interessa ed è questa la cosa che penso rispecchi tanto dei cambiamenti dell'Italia , da un punto di vista sociale, economico e tutto il resto".

Accanto all'installazione, la mostra presenta anche le fotografie di documentazione "Italian Homes", che sono un po' il punto di partenza di tutta l'esposizione. Della cui genesi ci ha parlato Nicola Ricciardi, direttore artistico di OGR. "Il discorso con Monica Bonvicini - ci ha spiegato - è nato tre anni fa, è stata una delle prime artiste a vistare lo spazio quando ancora non era rinnovato e a immaginarselo e da allora è nata una conversazione che è durata negli anni e si è concretizzata oggi con questo progetto che per noi è strettamente importante, non solo perché rappresenta la prima grande mostra personale di Monica in Italia, ma anche perché rappresenta di nuovo uno stravolgimento di questo spazio, partendo proprio da un elemento caratteristico, che è l'architettura".

Accanto alla grande struttura, poi, una scultura in cemento gioca ironicamente con l'immaginario kitsch del romanticismo da lucchetti e, ancora una volta, l'arte va a toccare il nervo scoperto delle relazioni che, pur sotto il rassicurante tetto della villetta suburbana, spesso si rivelano ben più complesse di quanto una certa retorica non voglia raccontare.

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