Vicenza (askanews) - Un dialogo tra l'arte e l'architettura che trasforma il luogo e crea una soglia di ambiguità lungo la quale tutto diventa possibile. L'artista Monica Marioni presenta a Vicenza il suo "Hotel Mo.Ma", allestito nella Casa Gallo progettata da Carlo Scarpa, con la curatela di Maria Rosa Sossai.

"Abbiamo lavorato a un sogno - ha spiegato la curatrice ad askanews - che era quello che era quello che la casa privata dell'avvocato Gallo, legale dell'architetto Carlo Scarpa, potesse diventare un hotel temporaneo all'interno del quale le opere di Monica Marioni sarebbero state collocate. Quindi questo hotel avrebbe accolto le opere, ma anche il pubblico della mostra".

Pubblico che, nelle stanze della casa, sottilmente misteriose già nella semplice struttura, ha modo di perdersi completamente nelle visioni di Monica Marioni, nelle ossessioni che da anni alimentano il suo lavoro, ma che ora, qui, assumono anche una prospettiva diversa, nata da un lungo confronto con il luogo, ma anche da un mutamento interiore.

Sto cercando qualcosa - ci ha confessato l'artista - credo di essere alla ricerca sfrenata di qualche cosa che non trovo. Quindi se proprio dovessi definire questo momento direi inquieto, lento, con momenti di grande luce nei quali mi sembra di vedere tutto, ma che poi invece tornano a sopirsi. Non direi una crisi d'artista, ma sicuramente sto cambiando pelle, c'è qualcosa che sta accadendo".

Gli interventi di Monica Marioni sono intriganti, disturbanti, disperatamente bisognosi di uno sguardo di empatia che la dimensione dell'hotel, forse proprio graze alla natura di luogo temporaneo, può probabilmente restituire al meglio.

"Non si può parlare di una mostra - ha aggiunto la curatrice - ma di più mostre, dato che ogni settimana ci sarà una performance, con dei dispositivi scenici nella parte centrale".

Ma perché scegliere un luogo come casa Gallo per immaginare un progetto così complesso?

"Perché - ci ha risposto Monica Marioni - è austero e rigido, ha queste linee molto precise, ed è allo stesso tempo illuminante, è spiazzante, ti lascia quasi sola con te stessa".

Vicenza per Monica Marioni è anche casa, e, per non smentire la brillante complessità del personaggio, anche questo ritorno alle origini innesca considerazioni che, di primo acchito, non ci saremmo aspettati. Come la risposta alla domanda su come pensa verrà accolta dai vicentini.

"Penso che mi bruceranno come una strega in piazza".

Forse il gioco fa parte del personaggio di Monica, forse è una proiezione ormai consapevole della natura sempre viscerale del rapporto con il pubblico e con se stessa. Ma quello che è certo è che i lavori di Marioni non lasciano quasi mai indifferenti. A maggior ragione se collocati dentro un'architettura come quella di Carlo Scarpa.