Cultura

Kandinskij a Rovigo, percorso dal folklore alla grande astrazione

Rovigo, 1 mar. (askanews) - Un percorso che va dalla rappresentazione del folklore russo fino al grande momento dell'astrazione del primo Novecento, passando per esperienze decisive come quella del Bauhaus. Vasilij Kandinskij è uno degli artisti che hanno segnato la modernità e la cui lezione ancora oggi continua a essere viva. E intorno all'intera parabola del pittore si snoda la mostra "Kandinskij - L'opera", allestita a Palazzo Roverella a Rovigo e curata, insieme a Evgenia Petrova, da Paolo Bolpagni.

"E' una mostra - ha spiegato il curatore ad askanews - nella quale innanzitutto abbiamo voluto raccogliere molte opere, oltre 80 pezzi, di grande qualità, non semplicemente per il gusto di accumulare molte bei dipinti, ma per evidenziare anche aspetti meno noti della vita e dell'attività di Kandinskij, come per esempio quella delle apparenti deviazioni nel suo percorso, che forse siamo abituati a cogliere come un po' troppo lineare, ma che in realtà è molto più complesso, innervato da alcune matrici: il rapporto con la musica, il legame con le profonde radici dell'arte popolare, il principio della necessità interiore".

L'esposizione si apre con gli oggetti della tradizione russa e poi si costruisce, tappa dopo tappa, intorno alle varie fasi della carriera di Kandinskij, nella quale spicca il periodo di Murnau con i suoi colori e con la forza della figura che comincia a muoversi verso l'astratto, per poi approdare al noto e acclamato momento in cui restano solo i punti, le linee, i colori e la loro forza sulla superficie.

"Tutto questo - ha aggiunto Bolpagni - ci aiuta a offrire una visone anche nuova dell'arte e dell'uomo Kandinskij, con alla base la spiritualità, intesa non in accezione religiosa, ma che trascende addirittura questo aspetto per entrare nelle parti più profonde del nostro essere, e la libertà più assoluta dell'arte che si manifesta sin dall'inizio e che troverà poi nella 'pittura senza oggetto' la propria espressione".

Molto vasta e articolata in sezioni - interessante anche l'apparato di libri presentati - la mostra di Rovigo ha molti dipinti di valore, ma non ha una icona assoluta e questo è un bene, perché si evita quell'effetto "un po' cannibalesco" del quadro famosissimo, mentre a passare allo spettatore è soprattutto la ricchezza dell'opera di Kandinskij e le sue tante forme, unite però da un'armonia di fondo.

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