Cultura

Isgrò a Brescia: le cancellature, la tecnologia e la storia

Brescia, 4 lug. (askanews) - Si può cominciare con le allodole, che improvvisamente invadono, insieme alla "Casta diva" di Vincenzo Bellini, il chiostro rinascimentale di San Salvatore e Santa Giulia a Brescia. Si può cominciare da qui, da questa luce che si fa mediterranea, per esplorare la mostra "Isgrò cancella Brixia", progettata dall'artista siciliano con la Fondazione Brescia Musei.

" La nostra idea - ha detto ad askanews Francesca Bazoli, presidente della Fondazione - è quella di valorizzare lo straordinario patrimonio che la nostra città ha ereditato dalla civiltà romana mediante il dialogo con il linguaggio dell'arte contemporanea. E quindi abbiamo cercato gli artisti contemporanei che hanno fatto del dialogo con il classico uno dei criteri di ispirazione della loro capacità di parlare la lingua del contemporaneo".

E Isgrò questo linguaggio lo parla da decenni, ma, ed è questa la cosa he colpisce di più nell'esposizione bresciana, lo fa senza fermarsi, sperimentando ancora, andando oltre. "Ho allargato il campo - ci ha detto - perché un artista che non avverte il clima di una società, non dico le esigenze e i bisogni, è meglio che non si provi a fare questo mestiere".

Forse il punto è proprio questo, ossia il fatto che anche il dialogo con la classicità viene affrontato qui con un approccio che è consapevole di tutto ciò che è venuto prima, ma, come un Ulise dantesco, non si nega altre possibilità. Siano esse un grande dispositivo musicale oppure un volo di api impazzite all'intero del Capitolium.

"Qual è l'ultimo Isgrò: è quello - ci ha detto il curatore della mostra Marco Bazzini - che vuole continuare a sperimentare, che vuole tenere le sue radici nella cancellatura, ma che non ha riserve, anzi ha molta curiosità di andare a indagare le nuove tecnologie, le macchine a controllo numerico, quindi l'idea è ancora quella di divertirsi e poi di fare divertire noi di conseguenza".

Le cancellature certo, il marchio di fabbrica più noto, ci sono e sono potenti, di ambientazione ateniese. Poi raggiungono anche la stazione della metropolitana, dove vanno a creare la sagoma della Vittoria Alata. In un dialogo che, questo sì, ha attraversato tutta la carriera di Isgrò.

"È stata soprattutto un'occasione di confronto con la grande cultura che il nostro Paese ha espresso nei secoli - ha concluso l'artista - una cultura che non possiamo assolutamente perdere per inseguire dei miti omologanti, che hanno a che vedere più che altro con il consumo della cultura, ma non con una ricerca culturale vera e propria".

La mostra bresciana, che attraversa i luoghi e il tempo, resta aperta al pubblico fino all'8 gennaio 2023.

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