Cultura
Il mondo globale dell'antichità: Fondazione Prada torna sul classico
Milano, 4 nov.(askanews) - Guardare all'antichità e ai suoi oggetti non solo per ricostruire il passato, ma per pensare un'idea di futuro, che poggi sulla storia e sull'umanità di cui quegli stessi oggetti in fondo ci raccontano in profondità. Fondazione Prada a Milano presenta la mostra "Global Antiquity", dedicata alle interazioni culturali tra Africa, Asia ed Europa tra il 600 a.C e il 1000 d. C. Una progetto di ricerca, terza capitolo di una più vasta riflessione della fondazione sul tema del classico, curato da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, che ci parla di un altro mondo globale. "La globalizzazione che noi viviamo - ha detto ad askanews il professor Settis - è una globalizzazione che va dall'alto in basso, top down come si dice, dove ci sono dei paesi guida, i paesi più ricchi, sono le multinazionali, grandi centri finanziari e poi ci sono tutti gli altri che arrancano dietro. La globalità antica non è la stessa cosa, la globalità era un processo lento, non veloce come il nostro, lento, rado, era un processo insostanzialmente simmetrico e paritetico, orizzontale, dominata dalle merci di cui si aveva bisogno, l'avorio bisognava importarlo per forza dall'India o dall'Africa, il pepe nero bisognava importarlo per forza dall'India, ed era importantissimo per la cucina romana, ma era dominata anche dalla reciproca curiosità, perché con il pepe nero arrivavano anche dei piccoli lavori, delle opere d'arte indiana e tornavano in là delle opere di arte romana". Questi oggetti portano, oltre che la loro bellezza e rilevanza archeologica, un sentimento più sottile, sono testimonianze di ciò che è stato, ma anche di quello che non è stato o che abbiamo perso. Come le grandi statue di Buddha distrutte dai Talebani, oppure come degli oggetti che avrebbero dovuto arrivare dal'Ucraina e invece al loro posto ci sono soltanto alcune teche vuote. "Questi oggetti parlano - ha aggiunto Salvatore Settis - questi oggetti hanno una memoria, esiste una memoria delle cose, questa è una affermazione che sta dietro tutta questa mostra, che la sorregge. Esiste una memoria delle cose, le cose sono in grado di parlare, naturalmente bisogna farle parlare con metodo archeologico, e un punto essenziale di questo metodo archeologico e la serialità implicita negli oggetti". Proprio la serenità, nel suo essere così legata alla reale vita umana, è uno degli aspetti su cui si è soffermata l'indagine di Fondazione Prada sul classico. E oggi, attraversando il Podium dello spazio milanese, si può provare a sentirsi vivi in un altro luogo e in un altro tempo, accompagnati, per esempio, dalle lettere incise in molte lingue diverse, che sono prova e racconto di ciò che siamo stati. E anche l'allestimento dello studio di Rem Koolhaas è parte della narrazione, così meravigliosamente enciclopedica e imperfetta, della mostra. "Questa è una mostra di contesti, di rapporti - ci ha detto Chiara Ballestrazzi - quindi abbiamo studiato fin nei dettagli con lo studio OMA anche come i pezzi andavano abbinati, come andavano mostrati, per suggerire tramite la vicinanza e l'allestimento stesso i rapporti di trasformazione, di simmetria e di movimento di tutti gli oggetti che abbiamo e dei concetti che abbiamo voluto approfondire". Concetti che sono contemporanei e necessari, perché quando parliamo dell'antichità globale parliamo di migrazioni, di dialogo, di superamento delle differenze attraverso la curiosità e le culture, ossia in fondo parliamo di tutto ciò che oggi ci manca. (Leonardo Merlini)