Torino (askanews) - L'equilibrio è forse la più preziosa delle qualità, soprattutto se si parla di arti plastiche e, ancora di più, di scultura. E proprio la scultura italiana, anzi, "Un'idea per la scultura italiana", come recita il sottotitolo della mostra, è alla base dell'ultimo ambizioso progetto della Galleria Mazzoleni di Torino, che negli spazi rinnovati e ampliati di Piazza Solferino ha presentato l'esposizione "Equilibrium", curata da Giorgio Verzotti.

"Il progetto - ha spiegato il curatore ad askanews - nasce da un'idea che avevo in testa da molto tempo, che mi è venuta osservando le opere degli artisti più giovani come Alice Cattaneo o Filippo Manzini, confrontandole mentalmente con le opere di artisti più storicizzati".

In particolare per Verzotti il termine di paragone per la scultura contemporanea è il lavoro di Fausto Melotti, un artista profondamente seminale. "Perché Melotti - ha aggiunto il curatore - ha rovesciato i canoni della scultura, ne ha fatto un corpo fragile, anziché un corpo forte, che non si impone nello spazio, ma si fa attraversare dallo spazio, perché non è neanche più un corpo, ma è uno scheletro, parlo del Melotti classico, quello che conosciamo di più, e quindi ha rovesciato i canoni tradizionali della scultura".

E infatti, nelle sale della galleria Mazzoleni la sensazione che si percepisce di più, perfino di fronte ai lavori di Gianni Caravaggio, che della densità ha fatto una sorta di marchio di fabbrica, è quella di un equilibrio intorno alla fragilità, al provvisorio, all'anti monumentale. Il che porta lo spettatore a una dimensione di intimità inedita, come per esempio mostrano, a questo punto senza sorpresa, le opere di Elisabetta Di Maggio, con le sue tazzine mobili o con il ricorso agli aghi.

"Mi sembrava - ha concluso Giorgio Verzotti - che alcune tra le caratteristiche di Melotti si trovassero anche in artisti di altre generazioni, che evidentemente, in modo più o meno consapevole, hanno guardato a questo grande precedente".

Il progetto, come si vede, ha ambizioni di ricerca forti, e unisce Fabro e Nagasawa, Limonta e Agnetti, Salvadori e Alviani. Una scommessa importante per una galleria privata che gioca un ruolo sempre più internazionale, non solo per la rilevanza della sua sede londinese. Come dimostra anche la "Window" dedicata alle ricerche più contemporanee, che si affaccia su via Cernaia e debutta con i lavori linguistici e magnetici di David Reimondo.