Firenze (askanews) - Un festival che vuole raccontare come gli artisti reagiscono alle cose che succedono nel nostro tempo, utilizzando lo strumento cinematografico. A Firenze va in scena l'undicesima edizione de Lo Schermo dell'arte, progetto internazionale che ha acquisito negli anni una autorevolezza riconosciuta, che si manifesta proprio attraverso una continua ricerca di nuove strade da battere. Come ha confermato ad askanews Silvia Lucchesi, direttore del festival.

"A noi - ci ha detto - piace molto riuscire a raccontare il mondo attraverso lo sguardo degli artisti e attraverso le loro esperienze della contemporaneità, anche nelle manifestazioni più drammatiche. Quindi quest'anno in particolare mi sembra di poter dire che il programma è contraddistinto da questo aspetto, anche molto impegnato, dell'arte. Ci sono nomi più conosciuti di altri, ma, secondo noi, attraverso le immagini in movimento si può raccontare veramente molto di quello che si vive".

Ospite principale in questo 2018 il regista Peter Greenaway, leggenda del cinema che sconfina nel territorio più propriamente artistico, e proprio su questo crinale si gioca molto del fascino e dell'importanza de Lo Schermo dell'arte: nel modo di stare su un confine incerto e sfumato, abbracciando molte esperienze diverse con l'occhio del contemporaneo. Così che abbiamo chiesto alla direttrice di raccontarci qual è la visione di arte che il festival fiorentino prova a declinare.

"È tanto, perché è fatta di tematiche, ma è fatta anche di tecnologia, è fatta di modalità espressive diverse... Quando si entra allo Schermo dell'arte - ha aggiunto Silvia Lucchesi - si fa un'immersione in qualcosa che magari non riguarda strettamente il mercato o le cose più note, le quotazioni astronomiche di certe opere. Qui si fa un altro tipo di indagine, molto più legata all'uomo e molto più legata alla nostra storia di esseri viventi nel mondo".

L'uomo al centro, dunque, o meglio i diversi punti di vista che si possono scegliere di fronte a una macchina da presa per provare a dare una risposta alle domande sull'identità, la politica, insomma, la nostra vita.