Milano, (askanews) - C'è chi mette a disposizione indumenti intimi, trentaseimila capi per donne, uomini e bambini in condizioni di disagio; c'è chi promuove e finanzia l'iniziativa; e ci sono i beneficiari, che per una volta, al posto di ricevere qualcosa in dono diventano essi stessi, per una volta, donatori. E' la filiera della responsabilità generata del Progetto Golden Links, che coinvolge in una Rete del dono migliaia di famiglie in difficoltà. Per offrire loro la possibilità di vivere con dignità il Natale, anche a chi è in difficoltà. Perché la filiera del dono valorizza le persone e i legami - come recita lo slogan - diventano d'oro. Lo spiega Sofia Narducci, responsabile Iniziative per il Sociale di Intesa San Paolo:

"Questo è un progetto che vuol contrastare la carenza di indumenti intimi che contraddistingue tutte le persone che sono in condizioni di fragilità. Si chiama golden Links perché ha attivato sinergie molto importanti tra la banca che ha ideato il progetto, Golden Point che è un grande cliente della banca, Caritas Torino e il Comitato S-nodi, che ci hanno aiutato a interpretare i bisogni del territorio, piemontese e veneto, dove questi capi saranno distribuiti. Il progetto ha attivato anche una collaborazione con organizzazioni non profit del territorio che ci hanno aiutato attraverso l'ausilio di donne migranti a comporre novemila kit che saranno distribuiti entro fine anno".

Un progetto per uscire dalla logica dell'assistenzialismo. Tiziana Ciampolini, responsabile di S-nodi e di occupazione e lotta alla povertà per Caritas:

"Una rete di dono è una rete di responsabilità. Abbiamo voluto con questo progetto uscire dalla logica dell'assistenzialismo, in cui le persone sono dipendenti. Nella logica del dono e della reciprocità le persone sono invece viste per il loro talenti, per le loro capacità, e per la loro capacità di mettere a disposizione queste capacità per altri. Abbiamo costruito una catena di responsabilità, dove da Golden Point, alla banca, alla Caritas, a Snodi, alle rete delle associazioni di volontariato ognuno ha fatto il proprio pezzo". L'iniziativa è stata accolta con favore. Giulia Guida, in servizio civile alla Pastorale dei migranti: "Le donne hanno accolto il progetto in maniera estremamente entusiasta e per la prima volta non si sono sentite loro le beneficiarie del progetto, ma le protagoniste del progetto. E' veramente un progetto che porta con sé un'innovazione, perché ha permesso a queste donne in stato di fragilità, di sentirsi più competenti, più autonomi, di aver ritrovato anche più fiducia, più autostima. E questo forse è il risultato più grande, dal punto di vista della relazione con le donne ha raggiunto".