Cultura

Giorgio Colangeli, da Bocci a Di Gregorio in una Roma stravolta

Roma 22 nov. (askanews) - Giorgio Colangeli arriva al cinema con due film, "A Tor Bella Monaca non piove mai" di Marco Bocci e "Lontano lontano" di Gianni Di Gregorio, nelle sale dal 5 dicembre. Un bel regalo alla vigilia dei suoi 70 anni, in gran parte trascorsi a recitare, prima in teatro, poi al cinema dopo l'esordio nel '95 con Marco Tullio Giordana, e infine in tv, dove ormai è diventato popolarissimo grazie a fiction come "Braccialetti rossi" e "Tutto può succedere".

Nel film di Bocci interpreta un uomo normale, pacato, onesto, che vive in un contesto ostile.

"Di questo personaggio mi è piaciuto quello a cui poi risuono, anche a livello personale, cioè questa impotenza che genera violenza. E' un uomo che vorrebbe essere tutelato, che chiede la tutela della legge, di tutto quello che ci siamo dati per vivere in maniera civile e questa tutela non arriva.

Ed è un brutto allarme, perché è un inquinamento della vita civile: quando una persona onesta pensa che non conviene più essere onesto siamo alla frutta".

La Roma del film di Bocci è molto diversa dalla Trastevere in cui sono cresciuti i protagonisti del film di Gianni De Gregorio, ma anche da quella in cui Colangeli ha iniziato a recitare.

"Trastevere era un tripudio di... quello che oggi sono i ristoranti e i posti in cui si mangia, cioè quasi un continuum di posti in cui puoi mangiare, all'epoca erano teatri, o cantine, o posti dove comunque si faceva qualcosa che aveva a che vedere con il teatro.

Anche io ne vedo con malinconia il cambiamento, il cambiamento proprio radicale. Gianni aveva un gruppo di amici, di sodali, di coetanei, con cui andava, compreso il personaggio a cui è ispirato il mio personaggio, tutti i ragazzini si facevano il bagno nel fontanone del Gianicolo, inseguiti dai vigili urbani".

Nella sua carriera Colangeli ha lavorato con grandi registi, da Scola a Sorrentino, ma continua a confrontarsi anche molti giovani: da Alessandro Angelini, grazie al quale ha vinto il David con "L'aria salata", a Piero Messina a Marco Cassini.

"Se c'è qualcosa che accomuna i giovani registi è proprio questa possibilità e capacità di essere anche delle voci discordi, insomma, e varie".

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