Roma, (askanews) - Quando la Grande Guerra terminò, cento anni fa, l'Europa era ancora l'epicentro del mondo. Era al culmine di quel ventennio di espansione imperiale, iniziato nel 1898, è che l'oggetto del nuovo libro dello storico Emilio Gentile ("Ascesa e declino nell'Europa nel mondo 1898-1918", Garzanti). "L'Europa aveva dominato il mondo per vent'anni territorialmente, politicamente, militarmente e culturalmente, oltre che economicamente" spiega Gentile.

Ma l'Europa imperiale, in realtà, aveva perso la sua egemonia planetaria, "con il suicidio collettivo che si è verificato durante la Grande Guerra, con l'apparizione da una parte della potenza vincitrice realmente, cioè gli Stati Uniti d'America, dall'altra una potenza che s'impone in Estremo Oriente, il Giappone, e la nuova Russia bolscevica, di cui non si sa ancora quale sarà il futuro, ma che certamente si pone in totale antagonismo con quella che è l'Europa liberale sopravvissuta alla Grande Guerra e addirittura uscita trionfante, in apparenza".

"Fino alla fine del Settecento - spiega ancora Gentile - non esisteva una superiorità europea, né dal punto di vista economico né dal punto di vista culturale e civile. Si pensava che un impero come quello cinese fosse molto più avanzato, molto più raffinato e addirittura veniva guardato come un modello dagli illuministi. Poi però, dalla Rivoluzione industriale, dall'inizio dell'espansione coloniale delle grandi potenze, l'Europa comincia a invadere il mondo intero e di fatto, anche con una civiltà che si propone come una civiltà di sviluppo nei confronti delle popolazioni che vengono assoggettate, diventa il centro del mondo e lo domina".

Secondo Gentile, oggi, "da un punto di storico", "non ha molto senso per gli europei sentirsi in colpa o sentirsi superiori" per quel passato di dominio. "Fa parte della storia, nella storia la tragedia domina piuttosto che la commedia, però quando si fanno questi esercizi di 'autovittimizzazione' si fa un po' una commedia che non ha nulla a che fare con quella che è stata la civiltà europea, che nel periodo che io tratto nel libro - come dico nell'introduzione - ha prodotto quanto di meglio e quanto di peggio l'essere umano è capace di produrre".