Cultura

Biennale Architettura, Sarkis: offerta possibilità di soluzioni

Venezia, 22 nov. (askanews) - Si è chiusa la 17esima Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Un'edizione storica, rinviata nel 2020 a causa della pandemia e tornata con ancora più forza a porre la domanda, scelta ovviamente prima del contagio globale da coronavirus e poi divenuta perfino più cruciale, sul come possiamo vivere insieme. Curata dall'architetto libanese Hashim Sarkis, questa Biennale Architettura si è fatta carico del presente e, nonostante tutte le incertezze, è riuscita a coinvolgere più visitatori rispetto alla precedente edizione pre Covid del 2018. A poche ore dalla chiusura definitiva i biglietti staccati sono stati quasi 300mila, a testimonianza di un interesse forte intorno all'istituzione veneziana, ovviamente, ma di certo anche per i temi trattati, per la profondità tangibile del discorso affrontato ai Giardini e all'Arsenale partendo dall'architettura per arrivare al mondo, presente e futuro.

'Devo dire - ha detto Hashim Sarkis ad askanews, tracciando un bilancio finale della Biennale - che è stata come un'odissea, dall'inizio alla fine con molti ostacoli e molte sfide da superare. Ma il pubblico in un certo senso ha votato, ha dimostrato che c'è interesse, supporto e soprattutto c'è fiducia nell'architettura, per cui non posso essere più felice'.

Una fiducia che deriva anche dalla credibilità di una disciplina e dal modo in cui si pone di fronte al mondo. E la Biennale di Venezia - con una linea impostata dalla presidenza di Paolo Baratta, portatrice di una consapevolezza culturale decisiva, e proseguita dal suo successore Roberto Cicutto, impegnato a mantenere la Biennale sempre un passo più avanti nella ricerca - nei confronti dell'architettura da anni porta avanti un discorso di grande coerenza intellettuale e politica anche. A partire dall'edizione 2016 di Aravena, che ha fatto il bilancio di quello che accadeva sul fronte della disciplina, per proseguire nel 2018 con il ragionamento di Farrell e McNamara sullo spazio libero e sulle opportunità sociali per gli architetti, per arrivare al 2020-21 e al progetto di Sarkis.

'Quello che io credo che ogni Biennale, non solo questa, debba fare sempre sia portare l'architettura al pubblico non specialista - ha proseguito l'architetto libanese - per mostrare ciò che la disciplina può fare e ovviamente anche quello che non può fare. La domanda che abbiamo posto sul vivere insieme e le sfide del cambiamento climatico, delle migrazioni, della polarizzazione politica, delle città, portano il pubblico a voler vedere come affrontiamo certi temi, ma anche come l'architettura immagina soluzioni'.

Il punto è proprio questo: nei vari progetti proposti dalla Biennale, sia nella mostra sia nelle partecipazioni nazionali, ci sono suggestioni, proposte, idee, opportunità. Che creano un'atmosfera intellettuale diversa, probabilmente il miglior risultato complessivo, sempre che un risultato debba esserci, che possiamo attribuire all'esposizione veneziana.

'Siamo disperatamente alla ricerca di risposte - ha aggiunto Sarkis - e io spero che attraverso questa Biennale abbiamo portato una sensazione di possibilità, di ottimismo sul fatto che delle soluzioni si possono trovare. Forse l'architettura non può risolvere tutto, ma può darci dei modelli che possono ispirare e ci può dare dei modelli che possiamo applicare in altre forme di attività umane, come la politica, la salute, la pianificazione urbana'.

L'architetto ci ha parlato espressamente di 'generosità' e la parola sembra perfetta per descrivere la sensazione che si è provata in molti degli spazi della Biennale: una generosità che parte dall'architettura come scienza umana e abbraccia, per questo motivo, la stessa umanità. Soprattutto in un momento globale complesso come quello che stiamo vivendo. 'Abbiamo anche visto che l'architettura - ha concluso Hashim Sarkis - può essere un interlocutore nei discorsi e nelle azioni contro il cambiamento climatico. Questi non sono problemi esclusivamente dell'architettura, ma hanno degli elementi architettonici'.

A partire dal ragionamento sul futuro della convivenza umana su questo pianeta.

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