Roma, (askanews) - "Se chiudiamo con la cultura, con gli investimenti legati alla tradizione del Paese, questo Paese sarà finito per sempre, sarà un paese di alberghi, ristoranti, dove verranno i cinesi a mangiare, di monumenti incomprensibili che questa gente viene a vedere, ma non di proattività culturale. Io ho fatto l'Eliseo perché, con uno sguardo rinascimentale, ho pensato di ridare vigore a una città che non può essere solo di musei, perché le cose che seminiamo ora resteranno per i prossimi 500 anni".

Così Luca Barbareschi, direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma, alla presentazione dello spettacolo "Cyrano de Bergerarc" che apre la stagione del centenario, e in cui recita nei panni del protagonista.

"E' una questione di visione culturale, noi artisti abbiamo delle antenne molto lunghe perché abbiamo un'intelligenza emotiva e avvertiamo senza filtri quello che sta accadendo, lo sappiamo prima, è dura avere una sensibilità artistica, noi restituiamo ciò che arriva dall'alto e lo ridiamo al pubblico".