Cultura

"America Latina", il viaggio nella mente umana dei D'Innocenzo

Roma, 11 gen. (askanews) - E' un viaggio dentro la mente umana "America Latina", il nuovo film dei fratelli D'Innocenzo, al cinema dal 13 gennaio. Elio Germano interpreta il titolare di uno studio dentistico, uomo mite e fragile, con una famiglia che lo adora e che lui adora. L'unico suo sfogo in questa esistenza regolare e regolata è la bevuta settimanale con un amico. Nella cantina della sua casa però scopre all'improvviso qualcosa che lo travolge. I registi attraverso il thriller permettono allo spettatore di immergersi man mano nel disagio psichico del protagonista, magnificamente interpretato da Germano. I registi spiegano:

"L'abbiamo costruito veramente grazie alla generosità e all'abilità straordinaria di un attore che si è messo a nudo e ha aperto delle parti di sé che lui nemmeno conosceva. Il nostro approccio è stato quasi da documentario, cioè essere con lui, insieme a lui, perché sapevamo che il viaggio, se lo avessimo fatto assieme sarebbe arrivato allo spettatore in maniera più immersa e ancora più partecipativa".

"America Latina" conferma il talento e lo sguardo unico di Fabio e Damiano D'Innocenzo, che attraverso una storia estrema raccontano disagi, vulnerabilità che in realtà appartengono a tutti, e che spesso non emergono.

"Io e mio fratello partiamo sempre da argomenti delicati, ossessioni, piccoli calvari che ci appartengono in primis. Tutto parte da un disagio della nostra condizione, in quanto fratelli gemelli, in quanto esseri umani, di non riuscire a sentirci pienamente pronti per stare in questo mondo, e quindi di tutti gli ammassi di scuse che mettiamo su e delle false verità che ci proteggono ma che in fondo sappiamo essere il simulacro di qualcos'altro, di qualcosa di irrisolto. Tutto parte dalle ossessioni, e noi tendiamo, visto che non siamo capaci nella vita, di provare a mettere un pochino d'ordine anche nel disordine, al cinema".

"America Latina" può essere a tratti disturbante, arriva in maniera potente allo spettatore, ancor più degli altri film dei due registi, "La terra dell'abbastanza" e "Favolacce".

"Diciamo che quando scriviamo e quando filmiamo un racconto vogliamo proprio questo, ma non c'è veramente nulla di sadico. E' tutta una questione che noi riteniamo veramente importante che un film ti faccia fare delle domande. Il disturbo non è affatto una cosa negativa perché significa che siamo vivi e che abbiamo ancora possibilità di scuoterci e questo è un buon presagio affinché le cose possano essere quantomeno, come dicevo prima, analizzate".

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