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FIUME DI DENARO

I “nomadi fiscali” trovano casa in Belgio

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Che ci fa un mostro sacro del cinema mondiale come Gerard Depardieu in un villaggio desolato del Belgio al confine con la Francia? A Néchin, una frazione del comune di Estaimpuis - cento chilometri a ovest di Bruxelles - non si vede un'anima per strada. C'è la filiale di una banca. Chiusa. Un bar. Chiuso. Una friggitoria e un panificio, chiusi anche loro. E poi una chiesa, una scuola elementare, trattori, mucche, campi di patate e in lontananza pale eoliche che girano al vento. A Néchin, tra l'altro, non c'è neppure il cinema. A far capitare Depardieu da queste parti è il fisco, ovviamente. Perché il Belgio è un “paradiso” dell'Unione europea per chi scappa dall'”inferno” di casa propria. A fuggire, però, non sono migranti come quelli che sbarcano in Italia ma ricchi imprenditori, uomini d'affari e professionisti di ogni tipo. A Néchin ci sono anche alcuni membri della famiglia Mulliez, fondatrice di Auchan, Leroy Merlin e Decathlon. Bernard Arnault, l'uomo più ricco di Francia e patron del gruppo Lvmh, il “paradiso” l'aveva cercato invece a Uccle, un comune residenziale a ridosso di Bruxelles noto per essere l'oasi dorata dei francesi in Belgio. Qui Arnault aveva fissato il suo domicilio quando nel 2011 aveva chiesto la cittadinanza belga scatenando violentissime polemiche in Francia. La richiesta fu poi ritirata ma nel frattempo la decisione di stabilirsi a Uccle aveva sollevato la curiosità dei magistrati di Bruxelles.

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