Cartolina patriottica, spedita nel 1916 (collezione privata)

Italia

La Grande Guerra raccontata e fotografata

La Grande Guerra, su tutti i fronti, registrò la tragica contabilità di quasi nove milioni di caduti. Gli ultimi mesi del conflitto coincisero anche con il massimo infierire dell’epidemia spagnola, con un elevato tasso di mortalità. A distanza di un secolo, per la documentazione storica, possiamo aggiungere che la Prima guerra mondiale è stata molto «raccontata» e molto «fotografata». Per quanto riguarda l'Italia, nei tre anni e mezzo di guerra hanno viaggiato dal fronte verso le famiglie - e viceversa - quattro miliardi di lettere e cartoline postali, di solito verificate dalla censura. Lo ha scritto Quinto Antonelli nel volume “Storia intima della Grande Guerra”, pubblicato nel 2014 dall'editore Donzelli. I soldati mobilitati furono quasi sei milioni, i caduti 650 mila. E allora il nostro Paese aveva soltanto 35 milioni di abitanti, con un tasso di analfabetismo del 38% (secondo il censimento del 1911).
Il servizio fotografico dell'Esercito italiano, all'inizio del 1916, venne riorganizzato in quattro reparti operativi. Le immagini passavano però al vaglio della censura, prima di essere pubblicate sulle pagine dei settimanali come “La Domenica del Corriere” e “L'Illustrazione Italiana”, sui quotidiani e sui giornali di trincea. Non dovevano comparire fotografie raccapriccianti di soldati uccisi o mutilati dopo un'esplosione oppure gli aspetti peggiori della vita in trincea; le immagini “forti” messe in circolazione erano piuttosto quelle che sottolineavano la crudeltà del nemico.

Il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto possiede la collezione Marzocchi, ricevuta in donazione dalla famiglia del sergente Luigi Marzocchi, che nella Guerra 1915-18 ebbe l’incarico di organizzare il reparto fotografico dell'Ufficio stampa e propaganda presso il Comando Supremo italiano. Nell'archivio del Museo storico italiano della Guerra di Rovereto
sono conservate più di 60 mila immagini dei conflitti nel corso della storia. Per questa photo-gallery abbiamo ricevuto materiale documentario d'epoca anche dalla Fototeca dei Civici Musei di Trieste
e dalla famiglia Lanfranchi, eredi proprietari della Villa Giusti dell'armistizio di Padova. Una precisazione che spiega le didascalie delle foto di Vittorio Veneto: il nome “Vittorio” risale al 1866, in omaggio a Vittorio Emanuele II, quando il Veneto entrò a far parte del regno d'Italia e si fusero amministrativamente i due abitati di Cèneda e Serravalle; “Veneto” si aggiunse nel 1923.
(Piero Fornara)

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