Napoli (askanews) - Secondo gli esperti, se mai il Vesuvio dovesse esplodere, fra danni diretti e collaterali, metterebbe a rischio una zona vasta quasi quanto mezza Europa. Migliaia di morti e intere città, Napoli in testa, rase al suolo nel giro di pochi secondi. Uno scenario apocalittico per nulla inverosimile. Per questo il vulcano, in stato quiescente, è tenuto sotto stretta osservazione dal team di vulcanologi dell'Osservatorio vesuviano (6 uomini e una donna) con una rete di "tiltmetri", sensori di superficie o di profondità capaci di registrare i più piccoli movimenti della crosta, in via di potenziamento. Giovanni Scarpato, responsabile dell Unità di Monitoraggio Geofisico dell Osservatorio Vesuviano."Lo stiamo potenziando anche con sistemi integrati con Gps - spiega - in modo tale che tramite il segnale di posizione è possibile avere un riscontro sulla deformazione dell'edificio vulcanico, in questo caso del Vesuvio, ma anche di Ischia e dei Campi flegrei".Per la prima volta è stato possibile filmare la delicata fase di posizionamento di uno di questi sensori, costruiti negli Stati Uniti, ciascuno di un valore di circa 15mila euro. I dati raccolti vengono inviati a una sala di controllo, presidiata 24 ore su 24, dove gli scienziati li analizzano con l'obiettivo di far dormire sonni tranquilli e sereni ai cittadini."Abbiamo appena realizzato - conclude Scarpato - un sistema a fibre ottiche che copre una buona parte del cono del Vesuvio e arriva fino a quota mille dal lato est e poi tramite ponti radio arriviamo al centro di raccolta dati intermedio e da lì tutto il flusso è convogliato verso al sala di monitoraggio".La rete sarà composta in totale da 7 stazioni "tiltmetriche", di cui 2 con sensori di superficie già operativi e 5 con sensori in foro la cui profondità varia da 20 a 26 metri.