Milano (TMNews) - "E' il sogno di ogni bambino pilotare un'astronave, portarla all'attracco- racconta LucaParmitano - a ogni difficoltà corrisponde una sfida a ogni sfida corrisponde la difficoltà di riuscire a far bene le sfide".La sfida per Luca Parmitano è iniziata nel 1995, all'accademia dell'Aeronautica militare di Pozzuoli con un sogno: diventare pilota militare ma puntando già molto più in alto.Il motto dell'Aeronautica è "Virtute siderum tenus", con valore fino alle stelle. E fino alle stelle Luca ci è arrivato davvero, diventando prima pilota e poi astronauta e ora è nello spazio: 6 mesi sulla Stazione internazionale per la missione "Volare", dell'Agenzia spaziale italiana.Ma come si diventa astronauti? Non bisogna essere per forza piloti militari anche se, su 7 astronauti italiani, 4 provengono dall'arma azzurra.Grazie all'Aeronautica militare siamo andati a scoprire come e dove mettono le ali i futuri piloti militari (e magari astronauti) italiani."Siamo al 70esimo stormo - racconta un istruttore -siamo a bordo del T-260B è il velivolo dell'aeronautica militare con cui i ragazzi per la prima volta si avvicinano al volo".E' qui a Latina, nel basso Lazio, che per molti ragazzi comincia il sogno e il cammino verso il brevetto di pilota d'aereo."Il 70esimo stormo - spiega il colonnello pilota Salvatore Romeo, comandante dello stormo - è il reparto dell'Aeronautica Militare deputato alla selezione iniziale di tutti i piloti dell'Aeronautica militare e di altre forze armate e corpi armati dello stato ma non solo questo".Ogni anno passano da Latina circa 300 allievi, affidati alle cure di una trentina di istruttori."Gli istruttori ci sono molto vicini - confessa uno degli allievi piloti - ci danno un esempio forte, riescono anche a passarci quelle che sono conoscenze ed esperienze. Sono quasi dei mentori per noi"."E' compito degli istruttori dello stormo - aggiunge il suo istruttore -selezionare i ragazzi, oltre a verificare quello che è il raggiungimento degli standard nel compiere le manovre è importante per noi vedere l'attitudine, il talento dell'allievo che ci viene assegnato".L'iter addestrativo di un pilota militare italiano prevede almeno 4 anni in accademia a Pozzuoli dove si consegue la laurea in Scienze aeronautiche alternando lo studio a brevi periodi di volo a Guidonia, sugli alianti e soprattutto a Latina sul T-260."Ovviamente - conclude il comandante Romeo - non tutti gli allievi riescono a superare la fase selettiva del corso, noi cerchiamo di far capire loro che non tutti sono portati per questa attività e generalmente gli allievi lo capiscono".Chi va avanti, invece, dopo la laurea inizia a fare sul serio e torna alle scuole di volo per diventare pilota militare: negli Stati Uniti, in Grecia e soprattutto al 61mo stormo di Galatina, in provincia di Lecce, una scuola con una forte vocazione internazionale in ci sono allievi e istruttori anche di altri paesi."Il 61mo stormo è un'eccellenza nell'ambito dell'addestramento al volo - spiega il colonnello pilota Sergio Cavuoti, comandante del reparto - è il luogo dove gli allievi, i pinguini come li chiamiamo noi perché non sono ancora in grado di volare, concretizzano la parte finale del loro sogno e diventano piloti militari per poi intraprendere quella carriera che li porterà ad essere piloti da caccia, da trasporto o astronauti in alcuni casi".Dal 1945 ad oggi il 61 stormo ha brevettato quasi 8mila allievi tra piloti e neo-istruttori, italiani e stranieri, macinando più di 1 milione di ore volo.È qui, nel cuore del Salento, che volando con il caccia d'addestramento Mb339, un progetto interamente italiano, i "pinguini" diventano "aquile".(Immagini realizzate con il contributo del Centro produzione audiovisivi dell'Aeronautica militare)