Washington (askanews) - Johnny Matheny ha una stretta di mano cordiale e robusta, anche se non stritola ossa, marchio di fabbrica dei presunti maschi alfa che si affollano nei corridoi del Pentagono. Ma quello che colpisce nel saluto di Matheny è il fatto che nasce da una protesi robotica che i ricercatori sperano possa trasformare la vita di molti amputati.All'inizio padroneggiare la tecnica di impiego non è stato facile ma ora è in grado di gestire il suo arto metallico dai riflessi di carbonio che gli permette di chiudere il pugno e di rotare il polso con straordinaria naturalezza. La protesi è collegata al corpo tramite un congegno metallico inserito chirurgicamente nel moncherino del braccio, amputato sopra il gomito."È davvero incredibile", sottolinea Matheny. "Mi ero rassegnato ad avere un uncino legato a una protesi di plastica che forse può anche essere un buon ripiego. Ma nel mondo di oggi tutto è strutturato per l'utilizzo di due mani. E adesso posso di nuovo contare su due braccia e due mani. Ancora non ci posso credere, è una cosa pazzesca".Matheny, 61 anni, ha perso il braccio sinistro a causa di un cancro nel 2008 e adesso è entrato nei programmi della Defense Advanced Research Projects Agency statunitense, più conosciuta con l'acronimo di Darpa che a Washington, nel cortile centrale del Pentagono, ha esposto alcuni dei suoi progetti non classificati, hi tech e up to date.Non tutti sanno che molte delle diavolerie tecnologiche entrate nel vissuto quotidiano contemporaneo - da Internet ai programmi di riconoscimento vocale, dai touch screen e agli accelerometri, i sensori una delle applicazioni dei quali serve a cellulari e tablet per modificare immediatamente lo schermo in senso orizzontale o verticale - nascono tutti da tecnologie militari, una volta tanto non cruente, elaborate nei laboratori del Darpa."Attualmente al Darpa stiamo raccogliendo i fondi per finanziare le tecnologie più avanzate e rivoluzionarie per realizzare innovazioni decisive" spiega il colonnello Matthew Hepburn, direttore del settore delle bio-tecnologie del Darpa. "Se avremo successo, ci rivolgeremo ai partner governativi specifici, come il settore sanitario, i servizi sociali, la Difesa o a quello commerciale privato per mettere a disposizione del pubblico i risultati raggiunti".Nello stand a fianco si trova Fred Downs, 71, anni, un ex soldato che dirige da trent'anni il programma di protesi del Dipartimento statunitense per i reduci di guerra. Downs perse il braccio sinistro nel 1968 in Vietnam quando inciampò in una "bouncing Betty", micidiale mina antiuomo che schizza dal suolo per poi esplodere a mezz'aria.Anche lui collabora alle ricerche del Darpa, un'attività che ha ricevuto nuovo impulso alla luce del fatto che oltre 1.600 soldati americani hanno dovuto subire amputazioni nel corso dei recenti conflitti in Iraq e Afghanistan.(Immagini Afp)