Sydney (askanews) - Lo chiamano "l'alieno degli abissi" e di abissale non ha solo un'impressionante bruttezza ma, ciò che più conta, la dimestichezza nel vagare le oscure profondità oceaniche. Più scientificamente, stiamo parlando di un esemplare di squalo goblin, nella classificazione biologica "Mitsukurina owstoni", catalogato per la prima volta nel 1898 da David Starr Jordan, naturalista statunitense e ittiologo degli inizi del '900, nonché primo presidente della Stanford University.Il ritrovamento è avvenuto al largo delle coste australiane, scatenando l'entusiasmo di Mark McGrouther, direttore delle collezioni di ittiologia del Museo d'Australia di Sydney che assicura, sferzando gli stolti, di maneggiare un esemplare che è non solo impressionante ma anche bellissimo."Come vedete, spiega, sono sostanzialmente morbidi e poco strutturati. Non hanno una robusta muscolatura e appaiono rosacei e con pinne grigiastre. Solitamente incrociano sui fondali abissali oceanici, tra i 300 e i 900 metri. Usano il rostro dietro il quale si celano le cosiddette ampolle del Lorenzini, in grado di identificare fonti elettriche, l'unica maniera di individuare le prede nell'oscure e impenetrabili profondità dove vivono. Per catturarle abbassano la mascella inferiore e a quel punto l'intero meccanismo scatta in avanti per arpionare il bersaglio".Lo squalo goblin si nutre di organismi che popolano gli abissi. Tra le sue prede calamari, granchi e pesci che nuotano in profondità. Vive nei mari di tutto il mondo, dall'Australia all'Oceano Pacifico, dall'Atlantico al Golfo del Messico, ma la maggior parte degli esemplari catturati proviene dalle acque al largo del Giappone, dove la specie venne scoperta la prima volta.Su fascino, bellezza, armonia e proporzioni, il dibattito resta aperto.(Immagini Afp)