Roma, (askanews) - Lo Spazio rappresenta probabilmente il meglio delle eccellenze italiane, sia dal punto di vista della ricerca, sia dal punto di vista industriale. L'Italia è stato il terzo paese nella storia, dopo Russia e Stati Uniti, a raggiungere il cosmo. Sette gli astronauti italiani che sono volati nello Spazio, sia con lo Shuttle americano che con la Sojuz russa e almeno il 50% della Stazione spaziale internazionale è stato costruito da aziende italiane.Nel corso dell'ultima riunione degli addetti scientifici alla Farnesina, Askanews ha intervistato Michele Miele, dal 2013 addetto per le questioni spaziali presso la Rappresentanza permanente all'Unione europea, a cui è stato chiesto se la nostra dimensione come Paese può consentirci ulteriori miglioramenti."Ha fatto bene a ricordare che nello Spazio siamo un'eccellenza in Europa e nel mondo - ha premesso Miele -. In Europa perché siamo il terzo Paese come importanza, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista della componente industriale. Si potrà crescere se si tiene conto delle necessità di collaborare con gli altri ed è questa una delle ragioni per le quali la nostra presenza a Bruxelles si rafforza, perché si deve rafforzare anche la collaborazione con gli altri Paesi che sono anch'essi leader ma non solo, perché oggi, quando si parla di Spazio, si pensa a 5/6 grandi Paesi ma in realtà l'Unione europea è di 28 Paesi. Quindi c'è necessità poi, anche di trasferire parte di queste conoscenze, questo Know how, agli altri 22/23 Paesi".Quindi il ruolo dell'addetto per le questioni spaziali europee è molto diverso da quello svolto dal suo omologo a Washington?"Sono due ruoli chiaramente diversi - ha sottolineato Miele -. Io sono al cosiddetto multilaterale e quindi seguo la politica spaziale europea, le grandi iniziative tipo Osservazione della Terra Copernicus, la navigazione satellitare Galileo e altre iniziative che stanno per nascere a livello europeo. Il collega di Washington segue invece il discorso bilaterale con gli Usa, con quello che fa la Nasa, quindi è molto più specifico. D'altronde la superpotenza mondiale del settore sono gli Stati Uniti".Ma qual è la differenza tra il ruolo dell'addetto per le questioni spaziali e quello degli altri addetti scientifici? "Diciamo che è un ruolo leggermente diverso: intanto - ha spiegato - l'addetto per le questioni spaziali è una figura professionale nuova, nasce a seguito di una convenzione che l'Agenzia spaziale italiana ha fatto con il Ministero degli Affari Esteri e serve principalmente per seguire meglio tutte le questioni spaziali che si svolgono in due punti principali: a livello bilaterale a Washington, quindi con la Nasa e gli Usa, e a Bruxelles presso la Rappresentanza permanente d'Italia, visto che la politica spaziale è diventata uno dei pilastri della politica europea. Prima non si parlava di politica spaziale europea. Oggi c'è, e quindi da questo nasce la necessità di avere una figura nuova, che è appunto quella dell'addetto alle questioni spaziali".