Roma, (askanews) - Sa suonare, prendere oggetti e giocare a calcio. Grazie a sensori ad ultrasuoni nel torace rileva ostacoli e al posto degli occhi ha due fotocamere. Il suo nome è Nao, il robot a forma di bambino, ideato e prodotto dalla francese Aldebaran Robotics, capace di creare relazioni anche con i più piccoli e per questo oggetto di interesse per le scuole italiane. La Fondazione Golinelli, in collaborazione con Scuola di Robotica di Genova, ha promosso a Bologna un incontro rivolto a docenti e ricercatori in preparazione al Nao Challenge 2015, concorso annuale di programmazione di Nao esteso a cinque paesi europei, dedicato alle scuole secondarie di secondo grado.Giorgia Bellentani, coordinatrice dell'area "Scuola delle idee" della Fondazione Golinelli: "La robotica, in particolare quella educativa, è molto interessante perché permette di sviluppare quelle competenze più soft come il lavoro di gruppo, il problem solving, l'uso di soluzioni alternative, e quindi anche di sviluppare applicazioni non convenzionali che promuovano lo sviluppo dell'approccio creativo".Il robot, già presente sul mercato con un costo di circa cinquemila euro, sa anche esprimere emozioni e può diventare un importante compagno di scuola in particolare per ragazzi con handicap. Bellentani: "Ha la forma di un bambino, è facile che avvenga un fenomeno di identificazione. Il software che sta alla base e può essere sviluppato progressivamente punta molto sull'interazione tra l'uomo e la macchina".Di fronte allo sviluppo delle nuove tecnologie è giusto chiedersi fino a che punto siamo disposti ad arrivare, e la roboetica, l'etica applicata all'area di diffusione dei robot, continua a interrogarsi. "Per questo progetto tutte le sfide che vengono proposte ai ragazzi sono chiaramente in ambito domotico e quindi affrontano degli interrogativi sugli sviluppi delle potenzialità positive".