Roma, (askanews) - Nutraceutica, una nuova disciplina scientifica che punta a individuare i costituenti benefici contenuti negli alimenti e a evidenziarne gli effetti esercitati sulla salute. Una disciplina in crescita e che può trovare molti ambiti di utilizzo come spiega Antonio Aversa, Professore Associato di Endocrinologia presso l'Università "Magna Graecia" di Catanzaro, membro della commissione didattica della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e coordinatore nazionale del Club SIE di Endocrinologia Geriatrica."I nutraceutici nascono negli anni '50 da uno statunitense, il prof. De Felice, che coniò il termine di nutraceutrica, cioè nutrizione e farmaceutica". "Un esempio classico di nutraceutico è l'unione di alcune sostanze derivate dalle piante, quindi estratti vegetali, con vitamine. Se la nostra alimentazione fosse corretta - spiega il prof. Aversa - probabilmente non avremmo bisogno di integrare queste sostanze dall'esterno. Tuttavia, nelle società industrializzate l'alimentazione non è sempre corretta. Sappiamo che la dieta mediterranea è una delle migliori ed è molto popolare in Europa, mentre lo è poco negli Stati Uniti dove si fa molto più ricorso ai nutraceutici per integrare ciò che manca nell'alimentazione. E, infatti, le statistiche di impatto sul mercato sono molto maggiori negli Usa rispetto all'Europa".Alla crescita della nutraceutica può aver contribuito anche la difficoltà delle aziende farmaceutiche a trovare nuovi farmaci? "Assolutamente sì. Se guardiamo agli investimenti delle Big Pharma, vediamo un investimento notevole in Ricerca e Sviluppo rispetto al prodotto ultimo, cioè il farmaco. Ci sono quindi molti investimenti ma pochi farmaci nuovi e quindi si ricorre molto più spesso a questi integratori, che servono a migliorare la qualità della vita, ma non sono curativi. Non hanno un foglietto di indicazioni, hanno solo una componentistica che - sottolinea il prof. Aversa - dobbiamo sempre guardare con molta attenzione quando li acquistiamo in farmacia o su Internet".Ampio lo spettro delle patologie per le quali vengono utilizzati, in particolare "per le patologie oculari, gastrointestinali, autoimmuni e anche in alcune patologie del sistema nervoso centrale, anche se qui i risultati sono questionabili perché i nutraceutici non hanno degli studi clinici di supporto, quelli controllati con il placebo".Quali le nuove frontiere della nutraceutica? "Sicuramente - ha detto il prof. Aversa - lo studio di alcuni di questi nutrienti nelle patologie cerebrali neurodegenerative potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie e nuovi orizzonti. La popolazione è anziana. Nei Paesi industrializzati la percentuale di popolazione over 60 andrà sempre più aumentando, anche grazie ai farmaci che permettono a uomini e donne di vivere più a lungo. Il futuro, dunque, è anziano e quindi c'è bisogno di discipline che studino il buon invecchiamento. I nutraceutici potrebbero aiutare gli anziani - che già prendono tante terapie per patologie comuni come il diabete, la pressione alta, le dislipidemie, le malattie croniche - a vivere meglio. In questo ambito la Società Italiana di Endocrinologia si è mossa molto. E' stato fondato un Club - ha spiegato il prof. Aversa - che studia proprio il buon invecchiamento, si tratta del Club di Endocrinologia Geriatrica che vedrà il suo primo congresso il 29 aprile in Calabria dove saranno ospiti tutti i più importanti esperti italiani, endocrinologi ma anche geriatri. Questo congresso - conclude - ci consentirà di focalizzare quali possono essere i nutraceutici di aiuto alla popolazione anziana per invecchiare meglio".