Milano (TMNews) - Al Politecnico di Milano lo hanno accolto come una star, con tanto di studenti in coda per chiedergli l'autografo, ma Silvio Micali, primo e unico italiano a vincere il Turing prize, sorta di premio Nobel per l'informatica, è un professore del dipartimento di ingegneria elettronica del Mit di Boston che con i suoi studi sulla crittografia ha rivoluzionato il settore. Tutto è iniziato sui banchi del liceo classico di Palermo, poi la laurea in matematica a Roma e il dottorato in California. Si direbbe il classico cervello in fuga, ma è un'etichetta che al professore non piace affatto: "Io mi sento assolutamente italiano e anzi ho beneficiato di questo sistema educativo meraviglioso, che va corretto senz'altro in alcuni punti, ma senza buttare il bambino con la tinozza. Io sono un po' contro l'idea dei cervelli in fuga: se noi riuscissimo soltanto a riappropriarci dei nostri cervelli in fuga sarebbe troppo poco, dobbiamo invece attrarre cervelli da altre parti". Una delle soluzioni, secondo Micali, è quella di lasciare maggiore autonomia alle università nell'assunzione dei professori. "Potrebbe portare alla licealizzazione di alcune nostre università, ma ci sono delle ottime università che invece se ne avvantaggerebbero moltissimo". Quanto agli studenti il consiglio è solo uno: seguire sempre le proprie passioni perché tutte le forme di creatività, tanto l'arte quanto la matematica, sono frutto del nostro desiderio di risolvere un nodo emotivo interiore e solo questo ci dà l'energia per arrivare magari fino al Nobel.