Gaza (askanews) - Gaza rischia di morire di sete, entro il 2020. Tutti nella Striscia sanno che le riserve idriche sono inquinate. Secondo le autorità il 97% delle scorte è a rischio. Le fognature hanno contaminato le falde e il blocco israeliano ha spinto la situazione a un punto di crisi drammatica. Senza contare che i 50 giorni di guerra dell'estate scorsa hanno danneggiato o distrutto una trentina di chilometri di condotte idriche. "L'acqua che usiamo è salmastra e puzza di fogna, denuncia una donna di Gaza. Non possiamo usarla per cucinare o per lavarci".Ma due ingegneri locali affermano di avere trovato la soluzione. Grazie a un desalinatore in grado di potabilizzare l'acqua del mare per tutti i residenti sulla linea costiera. Possono essere trattai 1.000 metri cubi al giorno, una goccia nell'oceano ove si pensi che la sovraffollata Striscia, con due milioni di abitanti in un fazzoletto di terra, consuma 180 milioni di metri cubi l'anno. Per questo i due inventori stanno cercando finanziamenti per mettere in piedi un impianto che garantisca ben altre capacità.Al momento Gaza si affida alle falde aquifere costiere ma già nel 2016 il prelievo sarà quasi impossibile a causa della diminuzione dei depositi che, a sua volta, attrae infiltrazioni di acqua salata. Dati clima e idrografia, non esistono alternative."Non abbiamo risorse naturali disponibili, spiega il responsabile degli approvvigionamenti idrici di Gaza. Non potremmo prelevare dalle falde più di 60 milioni di metri cubi l'anno ma ne estraiamo circa 200. Dobbiamo trovare alternative valide".Affidarsi agli acquaioli di strada non può bastare. I desalinatori sembrano essere l'unica soluzione. Anche perché secondo i dati dell'Onu, la popolazione di Gaza crescerà di altre 500mila unità entro cinque anni.(Immagini Afp)