Roma, (askanews) - Quinta puntata della serie di askanews dedicata agli astronauti italiani: il colonnello Roberto Vittori, pilota dell'Aeronautica, il veterano fra gli 'uomini e donne delle stelle' tricolori, con tre missioni all'attivo sulla Stazione Spaziale internazionale: ha volato fino alla ISS sia con la navetta Soyuz, sia con lo Shuttle. Nello Spazio sarebbe pronto a tornare ancora, e per lui il futuro fuori dalla Terra è dietro l'angolo, anzi, è già qui..."Colonnello Roberto Vittori, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea e in questo momento addetto alle questioni spaziali all'ambasciata italiana di Washington. Ho sempre coltivato fin da piccolo due tipi di interessi molto diversi: la ricerca teorica e il volo, il volo aeronautico. In effrtti ho fatto entrambe: sono laureato in fisica e sono pilota colladautore dell'Aeronautica militare. Non ho mai pensato di fare l'astronauta, non avrei mai creduto di averne la capacità: è stata una casualità, una coincidenza. Nel 1998 l'agenzia spaziale italiana ha fatto un bando e cercava due astronauti. Io in quel momento ero pilota, ho fatto domanda: ho fatto domanda e sono stato selezionato"."Ho partecipato a tre missioni: 2002, 2005 e 2011, Soyuz e Shuttle, due macchine completamente differenti, due mondi, due culture: quella russa e quella americana. Soyuz è una capsula, lo Shuttle è un aeroplano. E' interessante pensare come con modi e culture completamente differenti, a volte in competizione, oggi entrambi lavorano assieme per la Stazione spaziale internazionale che legittimamente è stata definita il più grande successo di collaborazione internazionale mai realizzata"."Una missione spaziale è una cosa molto complessa, un intreccio forte di sensazioni, emozioni, paure, speranze, gioie, difficile sceglierne una piuttosto che altre; forse quella che sceglierei è l'azzurro, la vista della Terra dalla Iss. E' una cosa nota, fin dai tempi di Gagarin; fu il primo a pronunciare parole quasi incomprensibili, in un momento storico in cui lo spazio veniva guardato soprattutto dal punto di vista della competizione: lui parlò di bellezza, armonia. Però vorrei anche dare un'interpretazione differente: c'è anche un'altra cosa che caratterizza quella vista. L'ecosistema terrestre per quanto grande è comunque limitato, popolazione in aumento esponenziale: dobbiamo sbrigarci a uscire dall'atmosfera. Cosa intendo? Zona industriale sulla Luna, estrarre materie prime dagli asteroidi... Sembra fantascienza, fantascienza non è"."Più cerchiamo di rendere speciale l'attività spaziale, più allontaniamo il giorno in cui lo spazio diventerà il nostro naturale ambiente di lavoro. Lo spazio è vicino (...) Otto minuti e qualche secondo è il tempo necessario per passare dalla superficie terrestre allo spazio. Otto minuti: ci mettiamo di più ad uscire da qua e arrivare a casa. Ovviamente qual è la differenza: andiamo contro la forza di gravità, quindi abbiamo bisogno oggi del razzo, ma non domani. Ci saranno aeroplani che riusciranno a volare nello spazio"."Rimanere in microgravità per molto tempo è come essere sottoposto a un processo di invecchiamento artificiale accelerato. Lo vediamo subito dal punto di vista non positivo ma in realtà è anche positivo. Abbiamo costruito la Stazione spaziale per la ricerca scientifica, tecnologica ma anche e soprattutto ricerca medica. In questo senso l'astronauta, lui stesso, altro non è che qualcuno che sta esplorando dove e fino a che punto il corpo umano può rimanere in microgravità"."Avere possibilità di partecipare a missioni spaziali - Soyuz, Shuttle ormai è in pensione ma gli Stati Uniti stanno rapidamente cercando di trovare un'alternativa - sono esperienze importanti, motivanti, impegnative. Ciascuno di noi, chi è arrivato a perseguire la carriera di astronauta, sicuramente è pronto a ripartire..."