Milano (askanews) - Continua il viaggio alla scoperta dei 7 astronauti italiani. Il quarto appuntamento è dedicato a Maurizio Cheli. Nato a Zocca, in provincia di Modena, nel 1959, ufficiale pilota sperimentatore dell'Aeronautica militare, è stato il primo "astronauta professionista" italiano dell'Esa, ovvero selezionato non come Payload specialist, collegato a uno specifico esperimento scientifico ma come Mission specialist, membro a tutti gli effetti dell'equipaggio di condotta dello Shuttle.È partito per lo Spazio dalla base Nasa di Cape Canaveral, in Florida, il 22 febbraio 1996, a bordo della navetta "Columbia" per la missione Sts-75, insieme con un altro italiano, Umberto Guidoni, Payload specialist della missione Asi Tss-1R, secondo volo del satellite al guinzaglio "Tethered" e ha trascorso in orbita 15 giorni, 17 ore, 40 minuti e 22 secondi. Dopo la sua esperienza da astronauta, Cheli è stato capo pilota collaudatore del caccia Eurofighter "Typhoon" per l'Alenia con il quale ha anche sfidato - e battuto - il pluricampione di Formula 1, Michael Schumacher. Attualmente possiede una piccola azienda per la produzione di aerei ultraleggeri."E' stata un'esperienza incredibile - ha raccontato ad askanews - 16 giorni, una delle miissioni più lunghe in assoluto dello Shuttle che aveva un'autonomia massima di 19 giorni. Il mio ruolo era quello di Flight engineer che con il comandante e il pilota condivide l'intero iter addestrativo per tutte le fasi dinamiche del volo, anche quelle più pericolose"."Neanche a farlo apposta, durante la fase di lancio abbiamo avuto un'indicazione che uno dei motori non funzionava correttamente e abbiamo impiegato qualche secondo per capire che era un'informazione falsa. Ma per un po' il cuore ha accelerato"."Quando a -6 si accendono i motori è qualcosa di fantastico, si sente lo Shuttle che vibra e prende vita. Io mi sono goduto il mio lancio con lo specchietto in dotazione attraverso le finestre superiori della navetta e ho visto pian piano la Terra allontanarsi. Abbiamo anche scherzato; uno dei miei colleghi ama particolarmente le banane e ne aveva stivato alcune. Quando abbiamo fatto delle prove di depressurizzazione della cabina abbiamo iniziato tutti a sentire odore di banane e ci abbiamo riso su, ma è stato anche un modo per allentare la tensione"."Il giorno in cui mi hanno detto che avrei volato nello Spazio lo ricordo bene. Mi hanno chiamato nell'ufficio del capo degli astronauti e quando me l'ha detto è stato per me qualcosa di molto emozionante"."Penso spesso a quest'esperienza - ha concluso - è una cosa che segna anche per quello che si vede guardando la Terra dallo Spazio, mi piacerebbe tornarci però io penso che ci sono delle cose che vanno fatte in certi momenti della vita. Io volevo fare il pilota, poi il collaudatore, ho fatto anche l'astronauta, ho collaudato l'Eurofighter "Typhoon" e ora faccio l'imprenditore su piccoli aeroplani. Vedo la mia vita un po' a blocchi e ognuno di questi mi ha dato qualcosa".