Milano (askanews) - La seconda puntata della nostra serie dedicata a tutti gli astronauti italiani. Dopo Samantha Cristoforetti, Franco Malerba: l'ingegnere e fisico di Busalla, in provincia di Genova, è stato il primo astronauta italiano. Il 31 luglio del 1992 è partito dalla base spaziale della Nasa a Cape Canaveral, in Florida (Usa) a bordo dello Space Shuttle "Columbia" per la missione Sts-46. Il suo compito era quello di payload specialist del satellite italiano Tethered, il famoso "satellite al guinzaglio".La missione purtroppo fallì per un malfunzionamento del sistema di rilascio ma quel primo storico volo, segnò una pietra miliare per la ricerca aerospaziale italiana. Dopo i suoi 7 giorni, 23 ore e 15 minuti in orbita Malerba non ha più volato nello Spazio. Oggi si dedica ad altre attività come lo sviluppo di tecnologie per il recupero di detriti spaziali."E' stato un percorso lungo, difficile - ha spiegato ad askanews - tanto più difficile perché così sempre capita ai pionieri, ai primi. La cosa è incominciata nel lontano 1977 quando ci fu la primissima selezione dell'Esa (European space agency). Allora i paesi membri erano 11 e ciascuno propose un candidato, io ero uno di questi e alla vigilia di Natale, alla fine di selezioni molto severe, fui scelto anch'io, insieme ad altri tre"."Durante la mia missione, mio figlio compì 5 anni e io ottenni l'autorizzazione a usare il sistema di trasmissione video di bordo, normalmente riservato ad attività operative, per potergli fare gli auguri. Per lui fu un po' come uno spettacolo, non credo che si rese conto dell'eccezionalità dell'evento"."Tutti gli astronauti ritornano a terra ricordando l'incantamento di osservare il pianeta da lassù. Effettivamente è una sensazione strepitosa ed è ancora più singolare osservarla di notte perché si vedono le luci della città e un potenziale extraterrestre che fosse in viaggio verso il nostro pianeta, capirebbe che lì ci sono degli esseri intelligenti"."Ora mi occupo di aiutare alcune imprese a mettere in piedi dei progetti spaziali. Una in particolare riguarda la cattura di spazzatura orbitale: satelliti non più funzionanti, residui di vecchie mission. C'è grande bisogno perché si tratta di oggetti potenzialmente pericolosi anche per la Stazione spaziale internazionale e lavoriamo su diverse soluzioni per recuperare questi detriti"."Mi sarebbe piaciuto tornare nello Spazio - ha concluso l'astronauta - ma volevo troppo bene a Umberto Guidoni e non era possibile rubargli il posto nella missione successiva".