Sidney (askanews) - Il governo australiano tira un grande respiro di sollievo. Lo stato di conservazione della Grande barriera corallina è giudicato dagli esperti dell'Unesco molto critico a causa di inquinamento e cambiamento climatico ma non precipiterà nel buco nero dei siti con il bollo "endangered", cioè quelli che l'Onu considera a rischio di sopravvivenza.Tuttavia, secondo gli ambientalisti più critici, tra vent'anni il più grande organismo vivente della Terra potrebbe essere scomparso o ridotto ai minimi termini. Anche perché dell'originaria estensione è rimasto solo un sesto. E la colpa sarebbe tutta dell'uomo a causa dell'inquinamento e della pesca indiscriminata di ricci e pesci-pappagallo che ha distrutto l'equilibrio del delicatissimo ecosistema. Queste due specie sono infatti i regolatori naturali delle alghe di cui si nutrono avidamente e che senza questi predatori naturali stanno proliferando, finendo per soffocare il corallo.La Grande barriera corallina corre per 2.300 chilometri al largo della costa nord-orientale del continente, è formata da 2.900 barriere singole e dal 1981 fa parte integrante del Patrimonio dell'umanità. Per scongiurare l'inserimento nella black list, il governo australiano ha garantito massicci investimenti per monitorare la barriera e cercare un equilibrio sostenibile tra protezione dei coralli e sviluppo dell'area che attira ogni anno milioni di turisti.(Immagini Afp)