Ny Alesund, Norvegia (askanews) - Artico sempre più in sofferenza. Con il riscaldamento globale aumenta la fusione dei ghiacciai e, di conseguenza, anche il disfacimento delle rocce che crea gravi ripercussioni sull'ecosistema marino a causa del massiccio afflusso di sedimenti. "È come un fiume in piena, mi ricorda la foce del Rodano", racconta uno degli scienziati che studia il fenomeno ai piedi del gigantesco ghiacciaio del Kronebreen, nella baia norvegese di Ny Alesund, l'insediamento permanente più vicino al Polo nord.Oceanografi specialisti dei depositi sedimentari sono giunti nella base di ricerca sull'isola di Spitzbergen, la più estesa dell'arcipelago delle Svalbard, diventata un osservatorio privilegiato per monitorare la febbre del pianeta dato che nel corso degli ultimi 20 anni la regione ha fatto registrare un riscaldamento anomalo e straordinario delle temperature.In estate, i ghiacci superficiali del Kronebreen fondendo a ritmo sempre più accelerato formano nella soglia di interfaccia con il terreno dei fiumi che trasportano i detriti della roccia frantumata dallo scivolamento erosivo dell'immensa massa glaciale, torrenti di fango e detriti che si scaricano nel fiordo.L'improvviso arrivo di questi massivi prodotti erosivi, dovuto al global warming, sconvolge l'ecosistema degli organismi del fondale marino, dalle alghe alle conchiglie, che finiscono soffocate dai detriti impattando direttamente sul resto della catena alimentare del mare artico, sconvolgimenti ambientali a cui si devono aggiungere anche l'acidificazione e il riscaldamento progressivo delle acque.Un Artico sempre più in sofferenza.(Immagini Afp)