Roma (askanews) - Frank Drake ed Enrico Fermi: il primo possibilista, l'altro quanto meno scettico sull'esistenza di vita extraterrestre intelligente. Il primo ha formulato un'equazione per una stima "scientifica" delle civiltà evolute esistenti, dell'altro è noto il paradosso: se ci sono così tante forme di vita nell'universo, dove sono tutti quanti?La recente scoperta del pianeta Kepler452b, "gemello" della Terra, potenzialmente in grado di ospitare la vita, ha riacceso il dibattito sulla possibilità di entrare in contatto con una civiltà extraterrestre. Non è d'accordo, però, Padre José Funes, direttore della Specola vaticana, l'osservatorio astronomico della Chiesa cattolica."Forse i fatti mi smentiscono domani ma non credo che arriveremo mai a incontrare un mister Spock - spiega - invece con gli anni ho capito che questo tipo di ricerca, la ricerca della vita nell'Universo ci aiuta a capire noi stessi".Il mistero della vita, secondo il religioso, va oltre le implicazioni spirituali e i quesiti che pone sono sempre gli stessi, ancestrali, ai quali l'umanità da millenni cerca di dare una risposta."Da dove veniamo, qual è il futuro dell'universo, qual è il futuro della Terra. Il Papa con la sua ultima enciclica ha messo in evidenza questo grosso interrogativo sul nostro futuro. Non sappiamo se il fenomeno 'Terra' o il fenomeno 'umanità' siano unici".La distanza tra la Terra e il suo "gemello, 1400 anni luce, rende quanto meno difficile - se non impossibile - un contatto tra i terrestri e gli eventuali abitanti di Kepler452b. Ma, come ha fatto notare l'astronauta italiano dell'Esa Paolo Nespoli, non bisogna mai smettere di credere, anche nell'impossibile."Se uno va a vedere la storia, tutte le volte che abbiamo trovato una cosa impossibile da fare, qualcuno che non lo sapeva che era impossibile si è svegliato e lo ha fatto. Quindi dobbiamo dare credito ai ragazzi, devono sognare cose impossibili, poi svegliarsi e darsi da fare. Ora che sappiamo che c'è questo pianeta troviamo il modo".(Immagini Afp)